: perché non veniamo prese sul serio?
Perché le nostre battaglie risultano urticanti?
Perché abbiamo imparato due termini e li appiccichiamo a ogni contesto.
Perché non siamo oneste sulle nostre intenzioni.
Sanremo 2026.
Durante l’esibizione di Samurai Jay, la ballerina Francesca Tanas indossa un paio di jeans che scoprono le chiappe e Carlo Conti, a fine esibizione, si rivolge a sua moglie dicendo “Mogliettina, siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello non lo comprare. È pura gelosia!”.
La ballerina, su Instagram: “Rai = feccia dell’umanità. Carlo Conti mi ha letteralmente sessualizzata per dei pantaloni da show”.
Quante cose sbagliate ci sono?
1) La mancanza di rispetto di Carlo Conti nei confronti della moglie, che non consiste nel dirle cosa può comprare e cosa no.
Non è quello il fulcro: si percepisce che non stia facendo il marito/padrone ma solo il coglione.
Un coglione che ha dovuto sottolineare di aver guardato il culo di un’altra.
Inoltre, quel coglione è così coglione da non capire quanto sia da coglioni fare una “battuta del genere” in un momento storico in cui il controllo sul vestiario sia uno dei comportamenti tipici che portano al femminicidio (1 ogni 3 giorni).
Non sarà il suo caso, certo, lui è solo un coglione, ma è il caso di una ragazza il cui padre sarà ospite su quello stesso palco.
2) Francesca Tanas, “letteralmente sessualizzata per dei pantaloni da show”.
Intanto, smettiamo di usare la parola “letteralmente” a cazzo.
Poi, ragazze, siamo in un momento tragico.
Siamo in un momento in cui, per colpa di una deriva ultra femminista, le nostre battaglie stanno diventando stucchevoli e prive di fondamento.
Applicandoli senza criterio a ogni contesto, stiamo svuotando di significato tutti quei concetti conquistati con fatica: il consenso, la non-oggettivazione, la non-sessualizzazione, la parità, la libertà, ecc.
Stiamo diventando ridicole.
Noi non vogliamo ovviamente essere sessualizzate nei contesti in cui il sesso non c’entra: se io sono un’avvocatessa (avvocata?) che sta facendo un’arringa e il giudice sottolinea come i pantaloni che indosso mi facciano un bel culo è ignobile.
Ma se io per prima, e con diritto!, miro alla sessualizzazione, perché devo poi incolpare se questa avviene?
Non è un banale “Se l’è cercata”: oltre allo sguardo non deve seguire alcun atto, né molestia né cose peggiori.
Ma lo sguardo e l’essere definita “sexy” è esattamente ciò per cui ci si mette quei cazzo di pantaloni “da show”.
O quella scollatura vertiginosa.
O la maglietta bianca senza reggiseno.
La controversia sarebbe facilmente risolvibile chiedendole di rispondere a una domanda: “Perché ti sei messa quei pantaloni?”.
Il problema è che la risposta non sarebbe sincera.
Come le varie Elodie e compagnia: sono paladine di qualcosa che non sanno spiegare.
E, così, i coglioni continueranno a fare battute a cui non sapremo ribattere.
Brave, compagne, bella mossa.