giovedì 5 marzo 2026

Il vicino West

 

: per un motivo o per l’altro, era da un po’ che non vivevo la mia città.


In poco tempo, ho incontrato un povero barbone che dimorava sotto casa mia e una sera, appena mi ha vista, ha iniziato a darsi piacere facendomi sentire disgustata ma, perché no, anche un po’ lusingata.


Poi ho sentito di una signora che domenica mattina alle 10, in pieno centro, è stata rapinata con un coltello.


Poi un’altra che, due giorni fa, alle sette di sera, è stata aggredita in via Borsalino per la sua borsa, con il risultato di un dito rotto (solo, per fortuna!).


Poi, che dire, Viale della Repubblica, una terra di nessuno con spaccio a cielo aperto e fiumi di alcol dal mattino.


Poi, la città deserta con coprifuoco alle 22.


Poi, la gente che sbevazza, piscia e urla a qualsiasi ora del giorno e della notte.


Io, se fosse nell’amministrazione comunale, un po’, dico un pochino, mi vergognerei a uscire di casa.

(E, se fossimo in altri tempi meno rosei, quando il popolo si ribellava alla politica, ne avrei anche paura).

mercoledì 4 marzo 2026

La libertà dell’intendersi Troia

 


: perché non veniamo prese sul serio?

Perché le nostre battaglie risultano urticanti?

Perché abbiamo imparato due termini e li appiccichiamo a ogni contesto.

Perché non siamo oneste sulle nostre intenzioni.


Sanremo 2026.

Durante l’esibizione di Samurai Jay, la ballerina Francesca Tanas indossa un paio di jeans che scoprono le chiappe e Carlo Conti, a fine esibizione, si rivolge a sua moglie dicendo “Mogliettina, siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello non lo comprare. È pura gelosia!”.

La ballerina, su Instagram: “Rai = feccia dell’umanità. Carlo Conti mi ha letteralmente sessualizzata per dei pantaloni da show”.


Quante cose sbagliate ci sono?


1) La mancanza di rispetto di Carlo Conti nei confronti della moglie, che non consiste nel dirle cosa può comprare e cosa no.

Non è quello il fulcro: si percepisce che non stia facendo il marito/padrone ma solo il coglione.

Un coglione che ha dovuto sottolineare di aver guardato il culo di un’altra.

Inoltre, quel coglione è così coglione da non capire quanto sia da coglioni fare una “battuta del genere” in un momento storico in cui il controllo sul vestiario sia uno dei comportamenti tipici che portano al femminicidio (1 ogni 3 giorni).

Non sarà il suo caso, certo, lui è solo un coglione, ma è il caso di una ragazza il cui padre sarà ospite su quello stesso palco.


2) Francesca Tanas, “letteralmente sessualizzata per dei pantaloni da show”.

Intanto, smettiamo di usare la parola “letteralmente” a cazzo.

Poi, ragazze, siamo in un momento tragico.

Siamo in un momento in cui, per colpa di una deriva ultra femminista, le nostre battaglie stanno diventando stucchevoli e prive di fondamento.

Applicandoli senza criterio a ogni contesto, stiamo svuotando di significato tutti quei concetti conquistati con fatica: il consenso, la non-oggettivazione, la non-sessualizzazione, la parità, la libertà, ecc.

Stiamo diventando ridicole.

Noi non vogliamo ovviamente essere sessualizzate nei contesti in cui il sesso non c’entra: se io sono un’avvocatessa (avvocata?) che sta facendo un’arringa e il giudice sottolinea come i pantaloni che indosso mi facciano un bel culo è ignobile.

Ma se io per prima, e con diritto!, miro alla sessualizzazione, perché devo poi incolpare se questa avviene?

Non è un banale “Se l’è cercata”: oltre allo sguardo non deve seguire alcun atto, né molestia né cose peggiori.

Ma lo sguardo e l’essere definita “sexy” è esattamente ciò per cui ci si mette quei cazzo di pantaloni “da show”. 

O quella scollatura vertiginosa.

O la maglietta bianca senza reggiseno.


La controversia sarebbe facilmente risolvibile chiedendole di rispondere a una domanda: “Perché ti sei messa quei pantaloni?”.

Il problema è che la risposta non sarebbe sincera.

Come le varie Elodie e compagnia: sono paladine di qualcosa che non sanno spiegare.

E, così, i coglioni continueranno a fare battute a cui non sapremo ribattere.


Brave, compagne, bella mossa.

lunedì 2 marzo 2026

Accussì, sarà psempre sì

 


: abbiamo mandato tutto in vacca.

Abbiamo esasperato la narrazione, nessun ragionamento è più valido.

Dio è morto, ancora.


L’unica cosa che ci avrebbe potuto salvare dalla supremazia dell’AI è la peculiarità dell’intelligenza umana rispetto all’animale e alla macchina: elaborare il contesto, capire il senso profondo della domanda e comprendere l’errore.

L’abbiamo persa.

Non siamo più in grado di discernere tra le situazioni e le nostre argomentazioni non sono più credibili.


Ce l’hanno fatta, quelle “entità”: hanno distrutto l’oggettivo, quel barlume di speranza per cui, al di là del gusto personale, si potevano determinare il torto e la ragione.


Siamo completamente persi.


È già successo. Ma avevamo Nietzsche.

Adesso siamo soli.

Soli in mezzo all’illecito: guerre, politiche, valori depauperati.


Tutto è geniale, così nulla è geniale.

Tutto è inaudito, così nulla è inaudito.

Tutto è maschilista, così nulla è maschilista.

Tutto è molestia, così nulla è molestia.


Abbiamo esasperato i termini fino a farli diventare urticanti e completamente svuotati.


Abbiamo affrontato le battaglie con l’equipaggiamento sbagliato e ora non sappiamo più da che parte stiamo.

Bravi tutti.


Vince una canzone a Sanremo, il festival della canzonetta, non il premio Nobel per la letteratura, e per noi è il preludio di un femminicidio.

Solo perché dice “Saremo io e te, per sempre, legati per la vita, che senza te non vale niente”.

Dovemmo indignarci perché la prima frase è “È cominciato tutto quanto dal principio” (che cazzo, da dove avrebbe potuto cominciare? Dalla fine?).

Invece ci fa rabbrividire quella che, di base, è l’essenza del matrimonio, se ci credi: io e te, per sempre (certo, fino a quando dura).

È l’essenza dell’amore, anche quello sano, che poi può diventare malato ma è una degenerazione, non la regola.

Non è depotenziando l’amore che scongiuri il suo deragliamento.


Ma è andato tutto in vacca.

Tutto è amore, più niente è amore.

Tutto è sessuale, più niente è sessuale.

Siamo tutti liberi, più nessuno è libero.

sabato 28 febbraio 2026

Sapiosessuali col cervello degli altri

 



: no, se fossi gay non mi incazzerei per niente se vedessi due femmine etero che si baciano sul palco di Sanremo, per dare voce a “quelli come me” con la loro “fluidità”, che altro non è che un siparietto saffico costruito esteticamente.


E la Rai che le fa passare pure per martiri, censurando il loro gesto “rivoluzionario”.


Come se quello che fa paura non fossero i “froci veri”, o quelle lesbiche che “che cosa sono lesbiche a fare se sembrano uomini?”, o quelle “donne col cazzo”. 


Grazie, ne avevamo veramente, veramente, bisogno.

mercoledì 25 febbraio 2026

Mi piacciono le nere, non sono razzista!

 


: prima che venga conosciuto dal grande pubblico grazie alla “Serata Cover”, vorrei parlare di Tony Pitony.


Stavo per comprare il biglietto per il tour, ma non l’ho fatto.


Non ho competenze per giudicarlo a livello musicale, posso solo dire che la sua voce mi piace molto e le melodie sono orecchiabili. Niente di memorabile. È godibile, per dire.

Ed è già tantissimo: solo nella prima serata della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo abbiamo sentito un bel po’ di porcheria, con una buona quantità di stecche percepibili a orecchio nudo.


Solo che.

Solo che non mi è arrivato come “fenomeno”.

Il gioco l’ho capito: al giorno d’oggi cantare e suonare bene non basta, per fare il salto e non scomparire nel calderone devi offrire qualcosa di diverso.

Riportare in auge la satira, per lo più cantata discretamente, è senza dubbio una buona idea.

Ma.

Ma è satira?


Ho avuto il dubbio di non averlo compreso. 

Così mi sono ascoltata attentamente tutta la discografia ma continuo a non comprenderlo.

Basta un “culo” per essere satira?

“Anche stasera segone”, è satira?

Dove sta la denuncia nel dire “Non è normale mangiare come fosse Natale, non è normale che non ci basti più il bilocale” e intitolare la canzone alla fidanzata dalle “Ossa Grosse”?


Ha partecipato a X Factor per lasciare un segno, ma quale?

La sua idea era quella di essere preso nonostante la maschera bruttarella e poi rifiutare.

Non è stato preso, quindi?

Qual è il messaggio?


Soprattutto, qual è la differenza tra lui e Pucci?

Non c’è altro nelle sue canzoni, eh.

Non si parla del sistema, si trovano le solite quattro cazzate.

Carine, per carità, se non ci pensi troppo su.

Ti fanno ridere lì per lì, perché non te lo aspetti di sentire in quella bella e dolce melodia “Ho il cazzo duro scoppia come Chardonnay”, ma poi tutta ‘sta irriverenza dov’è?


Boh, spiegatemelo, sono aperta.

Anche se avete trovato brillante “Cime Tempestose”, non so mica se fidarmi.

martedì 3 febbraio 2026

Rimossissimo

 


: quale sarà il quesito filosofico di oggi?

Quale grado ontologico riguarderà?

L’essere che è e non può non essere? Il centro nevralgico ultimo del reale?


Di più, molto di più: è giusto che Meta abbia rimosso i profili social di Fabrizio Corona?


Intanto: quello che fa Fabrizio Corona non solo è illegale, ma anche non “giusto”.

Qui si dovrebbe avere un po’ di dimestichezza con l’annosa questione “legge vs giustizia”. La legge esaurisce l’idea di giustizia? Basta che una cosa sia conforme alla legge per essere anche giusta? 

Topic interessantissimo che aprirebbe anche al problema del principio di autorità che non può avere fondamento in se stesso ma, insomma, fermiamoci subito e torniamo a Fabrizio.

Fabrizio e le sue “inchieste”, che sono solo quelle potenzialmente virali, quelle interessanti per il popolo ballerino di TikTok, quelle che cercando di far crollare i “sistemini” perché dei “sistemoni” non fotte a nessuno.

Con il marcio della sanità pubblica - per fare un banale esempio e citare il mio tarlo - non li fai i big like, non li fai i dindi: l’abbonamento te lo comprano se gli dici chi si è fatto inculare da Signorini o chi ha inculato Signorini e non, per dire, quanto incassavano gli ospedali nel 2020 per ogni morto dichiarato di Covid.

Quelle inchieste pruriginose, che fanno leva sul gossip, l’unica cosa, oltre al calcio, che veramente muove il nostro paese.


Ma chi può condurre un’inchiesta, in Italia?

Potenzialmente chiunque, direi, PURCHÉ RISPETTI LA LEGGE.

Chiunque, quindi, può indagare, sia giornalisti che non giornalisti, con delle differenze sostanziali.

I giornalisti godono di maggiore credibilità e sono soggetti a regole deontologiche ma hanno anche delle tutele (non mi addentro).

I non giornalisti ce l’hanno un po’ più nel culo: sono maggiormente esposti a querele e hanno la responsabilità legale piena su ciò che pubblicano, hanno più gli occhi puntati su quel “PURCHÉ RISPETTI LA LEGGE”.

Quale legge?

Sua maestà il Codice Penale, per esempio: non ci deve essere diffamazione, calunnia, violazione della privacy, non ci devono essere intercettazioni illegali, c’è il divieto di accesso abusivo a sistemi informatici, ecc.

Ma, soprattutto, ci deve essere “verità sostanziale dei fatti.”

 

Perciò il modus operandi di Corona è chiaramente illegale: mette una crocetta su tutte le opzioni di cui sopra.

E, se fosse solo illegale, io sarei con lui: commettere qualche reato per la verità lo troverei più che lecito.

Ma è pure contro la “giustizia”: non possiamo auspicare che questo metodo diventi universale perché le prove non sono presentate in modo corretto.

Non abbiamo i contesti ben chiari, abbiamo qualche screenshot qua e là, abbiamo testimonianze raffazzonate, e, punto più alto, la verità dei fatti è solo presunta, sempre mal presentata.


Tutto questo per dire che Corona, con il suo modus operandi, non è una vittima o, peggio, un martire o, peggio, una persona che ha avuto il coraggio di parlare ed è stata fatta tacere con la forza: è una persona che, per soldi, architetta o, come ama dire, “cucina”, scoop adattandoli al gusto del pubblico. Mette più sale dove gli conviene, a discapito della verità.

Poi, come stabilirà la procura, può essere pure che un po’ di verità ci sia, ma avremo sempre un dubbio, dato il modo in cui sono state presentate le prove.


Ciò detto, è giusto che Meta abbia rimosso i profili social di Fabrizio Corona? (Sempre se sia vero che l’abbia fatto Meta per pressioni di Mediaset e non lo stesso Corona, appunto, per aggiungere benzina al suo stesso rogo).

Ovviamente no, proprio perché Corona non deve essere un martire.

Quelli come Corona non vanno zittiti, vanno (se non dicono la verità) smerdati.

Se, invece, dicono la verità, bisognerebbe insegnargli a essere più inattaccabili.

È che l’inattaccabile non li fa i dindi.

L’inattaccabile muore povero.

sabato 22 novembre 2025

Tutti odiamo i cazzo di rom (tranne quelli biondi)

 


: una famiglia anglo-australiana decide di vivere in mezzo al bosco con i suoi tre figli, una femmina di 8 anni e due gemelli di 6.

Si intossicano con dei funghi e finiscono all’ospedale.

Scatta il protocollo, scattano gli accertamenti, i bambini vengono portati via da casa.


Salvini e Meloni (con mezza Italia al seguito) indignatissimi. Perché? Perché ai rom i figli non li tolgono.

Perciò stanno organizzando una spedizione per valutare l’operato del tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il che fa già riderissimo: è lo Stato che cazzia se stesso. 

Vorrei esserci nel momento in cui arrivano lì, davanti ai cavi scoperti, il cesso fuori senz’acqua e le galline che cagano in casa: praticamente un campo rom senza televisioni rubate (che noi sappiamo).

Vorrei proprio vedere le loro facce. “Ops”.


Perché, amici, quella che commettono (commettete, a giudicare da quello che leggo) quando dicono (dite) “Tolgono i figli a quella brava famiglia e non ai rom!”, sottintendendo che dovrebbero toglierli ai rom MA NON a quella famiglia, è una fallacia.

Una fallacia anche di quelle proprio basse, noiose, stimolo-repellenti: è una falsa dicotomia, per la quale si trattano come alternative due cose che non lo sono, si scambia la disgiunzione per un aut-aut. 

Che palle. 


Per sciogliere questo noiosissimo nodo concettuale basterebbe conoscere la differenza tra “o”, congiunzione disgiuntiva, ed “e” congiunzione copulativa.

Si impara, credo, alle elementari.

La faccio facile: dovrebbero valutare SE togliere i figli ai rom E a questa brava famiglia. Una cosa non esclude l’altra.

Certo, la storia della coppia privilegiata, caucasica, che sceglie di allontanarsi, con i suoi bambini biondi, dalla vita frenetica e dai diktat della società contemporanea (scegliendo però, guarda caso, il paese in cui notoriamente si può fare il cazzo che si vuole più che in altri, soprattutto quelli anglofoni) ci tocca emotivamente molto più di quella dei ladruncoli sporchi, senza radici, che ci rubano in casa.

Tutti odiamo i cazzo di rom.

Ma c’è davvero questa grande differenza, dal punto di vista pedagogico?

Perché raga, siamo qui per questo.

Perché la domanda non è se sia giusto che una famiglia di hippie decida di ritirarsi in un bosco senza nemmeno conoscere i suoi pericoli: cazzo ce ne frega, ma che confondano i funghi allucinogeni con quelli tossici quanto gli pare.

La domanda è se sia giusto costringere all’eremitismo anche dei bambini.

Ed è inutile che buttiate un occhio alle creature o gli chiediate se siano felici: la risposta sarebbe la stessa di un bambino rom, ovvero “Sì perché amiamo mamma, papà, le nostre galline e allontanarci da una società in cui non crediamo, salvo poi pretendere di essere curati all’ospedale”. *

Semplicemente non conoscono alternative.


Siamo animali sociali, per quanto mi inorridisca ammetterlo.

Abbiamo bisogno, come necessità trascendentale, dell’alterità. 

Senza l’altro-da-noi non progrediamo, come esseri biologici e intellettivi.

Poi possiamo scegliere, in età adulta, di ritirarci a vita eremitica. Ma il bambino ha bisogno dei suoi pari.

E soprattutto ha bisogno della scuola.

Non, appunto, perché sia indottrinato con nozioni obsolete, ma perché deve essere a contatto con l’altro per la formazione del suo pensiero critico.

L’homeschooling è permesso in Italia (che schifo) ma deve essere dichiarato e ogni anno bisogna sostenere degli esami per garantire, almeno, che il linguaggio stia progredendo, che l’individuo stia evolvendo e non involvendo.

Se no non stai crescendo dei bambini, ma delle bestiole.

Che, magari, fra un po’, non sapranno la differenza tra “o” disgiuntiva ed “e” copulativa e manderanno a puttane il paese.


* Sì, risponderebbero esattamente così.