: abbiamo mandato tutto in vacca.
Abbiamo esasperato la narrazione, nessun ragionamento è più valido.
Dio è morto, ancora.
L’unica cosa che ci avrebbe potuto salvare dalla supremazia dell’AI è la peculiarità dell’intelligenza umana rispetto all’animale e alla macchina: elaborare il contesto, capire il senso profondo della domanda e comprendere l’errore.
L’abbiamo persa.
Non siamo più in grado di discernere tra le situazioni e le nostre argomentazioni non sono più credibili.
Ce l’hanno fatta, quelle “entità”: hanno distrutto l’oggettivo, quel barlume di speranza per cui, al di là del gusto personale, si potevano determinare il torto e la ragione.
Siamo completamente persi.
È già successo. Ma avevamo Nietzsche.
Adesso siamo soli.
Soli in mezzo all’illecito: guerre, politiche, valori depauperati.
Tutto è geniale, così nulla è geniale.
Tutto è inaudito, così nulla è inaudito.
Tutto è maschilista, così nulla è maschilista.
Tutto è molestia, così nulla è molestia.
Abbiamo esasperato i termini fino a farli diventare urticanti e completamente svuotati.
Abbiamo affrontato le battaglie con l’equipaggiamento sbagliato e ora non sappiamo più da che parte stiamo.
Bravi tutti.
Vince una canzone a Sanremo, il festival della canzonetta, non il premio Nobel per la letteratura, e per noi è il preludio di un femminicidio.
Solo perché dice “Saremo io e te, per sempre, legati per la vita, che senza te non vale niente”.
Dovemmo indignarci perché la prima frase è “È cominciato tutto quanto dal principio” (che cazzo, da dove avrebbe potuto cominciare? Dalla fine?).
Invece ci fa rabbrividire quella che, di base, è l’essenza del matrimonio, se ci credi: io e te, per sempre (certo, fino a quando dura).
È l’essenza dell’amore, anche quello sano, che poi può diventare malato ma è una degenerazione, non la regola.
Non è depotenziando l’amore che scongiuri il suo deragliamento.
Ma è andato tutto in vacca.
Tutto è amore, più niente è amore.
Tutto è sessuale, più niente è sessuale.
Siamo tutti liberi, più nessuno è libero.