Dove si cerca il punto G? Qui, si cerca il punto G. O il Punto-di-G. G di Giada. Punto di vista, o zona erogena che, se titillata a dovere, esplode in orgasmi razionali, anche se molto spesso fallaci. Dove si trova il punto G? Qui, si trova il punto G. Anche se, l'importante non è trovare il punto G, l'importante è continuare a cercare il punto G. (Il doppio senso vale solo in italiano, in inglese "punto G" si dice in un altro modo!)
giovedì 8 novembre 2018
Spiona di emozioni altrui
: ogni sera, in stazione, vedo questa scena:
una madre e i suoi due figlioletti aspettano che un uomo scenda dal treno e i bambini, appena lo vedono, gli corrono incontro urlando “Papààà!” e gli saltano in braccio, riempiendolo di baci.
Accade ogni giorno, ma lo accolgono come se non lo vedessero da mesi.
E non importa quanto la mia giornata sia stata schifosa, quanto mi sia arrabbiata con me medesima o con altri, quella scena quotidiana, quella felicità così coerente con se stessa, è balsamo, è bellezza terapeutica.
E, forse, è proprio questo il senso della vita: essere una fottuta spiona di emozioni altrui, a quanto pare.
Uè, Nani!
: ha in mano il destino del mondo.
Neppure in treno può rinunciare alle sue conference call.
Una sua mail è in grado di decretare la vita o la morte di centinaia di dipendenti.
Attraverso i suoi auricolari wireless è in diretta comunicazione con Dio.
O forse lo è proprio, Dio.
Sicuramente, almeno nel suo ufficio, è considerato tale: a giudicare dal numero di telefonate ricevute, senza di lui la fisiologia del suo team non è garantita.
È fondamentale per l’economia globale.
È business, è soldo, è vita.
Eppure.
Eppure non ha ancora capito che in galleria il telefono non prende.
“Uè, Nani, mi seeeeeeenti?”
“E ADESSO???”
“E ORA???”
Io mangio la merda
: oggi in treno ho deciso di condurre un esperimento sociale commissionato da un ente importantissimo per le sorti del mondo, meglio noto come “me medesima- me stessa- chicazzomelhachiesto”.
Apro la mia schiscetta con dentro un cibo alquanto odoroso e mi metto a mangiare, in mezzo ad altri pendolari.
Non è che stia mangiando la merda ma, comunque, di qualunque cosa si tratti, aprendo il coperchio diffondo un odore che potrebbe non essere gradito a tutti.
Nelle orecchie ho una musica assordante, magari apprezzata da qualcuno, ma non richiesta: sto praticamente obbligando il mio vicino ad ascoltare quello che sto ascoltando io.
Terminato il contenuto del tapperware, decido di mangiarmi anche qualche grissino.
Qualche rumorosissimo grissino.
Mastico sempre (ovviamente) con la bocca chiusa ma questo, per un misofonico cronico, non ha rilevanza: sono comunque fastidiosa.
Non contenta, cerco ossessivamente un cioccolatino nel sacchetto del pranzo, muovendomi con la grazia e la quiete di una scrofa in un lago.
Inoltre, sono conscia di avere delle briciole sul labbro ma non ci penso nemmeno a usare il tovagliolo: me le lecco via.
Noto un ragazzo che mi fissa, non so se sia turbato o meno. Me ne frego.
Insomma, faccio molte cose che io detesto.
Non tanto per ciò che faccio, ma per come lo faccio: un trionfo di noncuranza e menefreghismo, come se il treno fosse il mio, come se ci fossi solo io.
Risultato: mi sono sentita una ladra.
Mi sono sentita male, male proprio. A disagio, fuori luogo, moralmente riprovevole, una sciocca (sciocca!).
Perciò, chiedo con genuina curiosità, genuinamente senza giudizio, quando cagate sul principio del “non fare agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi”, regola empaticamente (per non dire moralmente) aurea non solo per i figli di uno specifico Dio ma anche per noi poveri agnostici, lo fate perché?
Perché, banalmente, siete egoisti?
Inconsapevoli?
Stronzi?
Come fate a cagarci sopra senza sentirvi fuori posto o, semplicemente, in colpa?
O, forse, devo ricavarne che vi stiate comportando perfettamente in linea con quel principio e il trattamento che riservate agli altri sia esattamente quello che volete ricevere?
È così?
State trattando gli altri esattamente come vorreste essere trattati?
Buono a sapersi, allora.
P.S. Mentre sto mangiando con gusto, il treno si ferma in una stazione e, dal finestrino, vedo un ragazzino che continua a sputazzare. Tipo un lama, con una riserva a quanto pare infinita di saliva.
E il mio flusso di pensieri, insieme alla nausea, si dirige immediatamente verso un’altra fondamentale questione:
se foste costretti, con una pistola puntata alla tempia, preferireste ingoiare un bicchiere di saliva altrui, di muco altrui, di vomito altrui, di sudore altrui, di sebo altrui o di merda altrui?
Io, sinceramente, non saprei.
Davvero, sono indecisissima.
Merda, credo.
Anzi, sì, certamente merda.
Sempre escludendo l’eventualità di farmi spappolare l’encefalo anziché fare una scelta.
In ogni caso, come potrete intuire, i miei pensieri sono delle grandissime puttane concettuali: passano continuamente da un argomento all’altro.
Perciò non sentitevi tanto importanti, se ve ne dedico uno tra Arquata e Ronco Scrivia.
E non ho incluso la pipì tra le opzioni perché, dai, troppo facile.
E, con questa immagine di me che ingoio un bicchiere di merda, esortandovi a coglierne la ricorrente metafora, vi auguro una buona giornata.
Da stronza a stronzi.
Va’ dove ti mando io
: avrei potuto nascere nel 300 a.C. ed essere un allievo di Aristotele. I miei appunti adesso costituirebbero la Metafisica, avrei dato un contributo significativo all’evoluzione della mente umana.
Invece sono nata in quest’epoca di sgretolamento del sistema valoriale che abbiamo (come razza umana) costruito in duemila anni, epoca di relativismo estremo che trova le sue evidenze sul web, epoca di progresso-regresso.
Un’epoca in cui si stanno mettendo in dubbio tutte le più grandi conquiste dell’essere umano, in campo etico soprattutto.
Aborto, salute, molestie, violenze, diritti umani.
Tutto buttato in una grande latrina intellettuale in cui campeggia la scritta “Va’ dove ti porta il cuore”.
Meglio nota come “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”.
Che culo che ho.
Il solito.
Ma tu mi vedi grassa? Sì.
: sentivamo veramente il bisogno dell’ennesimo film in cui una cameriera sfigata diventa una star? No.
Sentivamo veramente il bisogno di un film con Bradley Cooper? Sì.
Sentivamo veramente il bisogno di un film con, se non altro, una bella colonna sonora? Forse.
Ma, ed è ciò che mi preme, sentivamo veramente il bisogno, con i tempi che corrono, con il bullismo che bullizza perfino se stesso, di far dire a una gnocca (forse non gnocca come Belen ma comunque più gnocca della media) “non mi vogliono per il mio aspetto”?
Gaga, ma quale aspetto?
Hai il muco che ti esce dalla fronte?
Dai, su.
Quando fanno interpretare a una figa la parte della cessa mi scatta veramente l’iradiddio, come se, se una fosse cessa veramente, si perdesse la credibilità e si infrangesse il sogno.
Che nervo teso, raga.
Ah, già che siamo in tema: alla prossima gnocca che si lamenta del suo aspetto rispondo “Eh, in effetti!”.
Avvisate.
Chi è la coGliona, alla fine?
: raga, vi racconto questa storia in cui alla fine si scopre che una persona è cogliona.
Martedì mi sveglio alle ore 6 per recarmi in un ufficio lontanuccio da casa, che chiamerò “Purgatorio”, per una pratica alquanto delicata, che chiamerò “cambio di sesso”.
Sono davanti alla porta un minuto prima che apra, sono la prima, mi fanno entrare con comodo, con tutta la calma mista a saccenteria tipica del Purgatorio.
“Salve, sono qui per il cambio di sesso.”
- Ah, beh, è una faccenda un po’ complicata.
“Lo so, per questo sono qui. Avessi potuto farlo da sola nell’intimità della mia cameretta, l’avrei fatto. Avessi potuto sostituire autonomamente il mio organo genitale di base con uno erettile, l’avrei fatto.”
... smanetta al computer...
- No, guardi, noi non possiamo aiutarla. Deve rivolgersi a Caronte.
“Ah. Ma, veramente, è stato proprio Caronte a dirmi di venire qui.”
- Non so cosa dirle. Vada da Caronte.
Sono le 9.15 di un fottuto martedì ottobrino.
Caronte apre il suo ufficio alle 14.30.
Me la devo grattare per cinque ore.
Passano quattro ore e cosa faccio?
Mi metto furbescamente già in coda?
Ma va, meglio prolungare l’improduttivo ma appagante grattage!
E, infatti, arrivo davanti all’ufficio e ho mille persone davanti.
Passo due ore in piedi ma poi, avendo un treno da prendere, sono costretta ad abbandonare la coda.
“Ritenterò venerdì!”, penso, carica di irritante ottimismo.
Venerdì:
Sono le 9 e sono già in coda: non mi fotterai, caro Caronte, non oggi.
Oggi ho le redini del mio destino in mano.
È fatta, sto per cambiare sesso.
Entro.
“Salve, sono qui per il cambio di sesso. La faccenda è complicata, lo so. Il Purgatorio mi ha detto di tornare qui.”
...smanetta al computer...
...chiama al telefono il Purgatorio...
... schiocca la lingua.
- Eh, no, devono aiutarti loro. Io non ho questo potere, la tua situazione è troppo delicata!
“Ok, lo so, però sono stati loro a mandarmi qui martedì!”
- Eh, mi dispiace. Ma se vai adesso c’è la signora con cui ho appena parlato al telefono, lei può aiutarti! Giuro!
“Ma adesso ci saranno mille anime in coda!”
E, per l’appunto: mi reco in Purgatorio e ci sono millemila anime in attesa di essere traghettate a fanculo.
Io ho il numero B 05.
Siamo alla A cazzi a mazzi.
A un certo punto una ragazzina tanto cara mi dice:
- Io devo andare, ti do il mio numero. Non è molto, è il B 03, però è già qualcosa!
Non è qualcosa, angelo mio!, equivale a un’ora di coda in meno!
La ringrazio, commossa e fiduciosa nella nuova classe dirigente.
Però.
Però io ho questo problema di avere una morale che è stoica alla pari di un corvo che come fine ultimo ha il rosicchiare i coglioni dei malfattori.
È giusto accettare quel numero e passare davanti alle persone che sono in coda da prima di me?
È veramente giusto?
Potrebbe, dato che è da martedì che giro come la merda nei tubi e me lo meriterei.
Ma non per me.
Per me e la mia morale logorante, non è giusto.
Perciò do il regalo ricevuto dall’angelica ragazzina a chi spetta veramente, ovvero a chi ha un numero antecedente al mio.
Io guadagno comunque una posizione, zero sensi di colpa, viva la vita.
Se non fosse che io, astuta come un koala fatto di popper, non mi sono accorta che la stessa fila di persone sia composta sia da chi deve cambiare sesso, sia da chi deve semplicemente fare una liposuzione: gli impiegati in Purgatorio sono due, uno per il cambio di sesso e l’altro per gli altri interventi.
Infatti, esce un tizio e urla:
- Chi è qui per il cambio di sesso???
E una ragazzina si infila nell’ufficio, schizzando come un ratto in una cucina.
Così, senza chiedersi se per caso ci sia qualcun altro prima di lei.
Così, senza il minimo scrupolo.
Né morale, né civile, né stocazzo.
E, alla fine del Pippone, chi è la cogliona di cui ho spoilerato all’inizio?
Pubblicamente bagno
: nei bagni pubblici:
Al giorno d’oggi le strutture più all’avanguardia sono dotate di wc con funzionalissimi appendi-cose.
Le strutture più all’avanguardia.
Va da sé che, se un luogo ha tanti anni come il Colosseo ed è gestito da persone con altrettanti anni sulle spalle, forse che forse, avrà dei servizi sì decorosi (?) ma piuttosto antiquati.
Non è matematico ma sensocomunemente probabile.
Ergo: non avrà il cazzo di appendi-cose.
Perciò, per quanto gli faccia schifo, uno è costretto ad appendere i suoi effetti personali alla caccolosa maniglia della porta: avrà dei batteri, ma ne avrà comunque meno del pavimento (suppongo e spero).
Questo per dire cosa?
Che dovete imparare (cosa che avreste già dovuto fare) a BUSSARE prima di compiere qualunque altra azione, soprattutto quella di APRIRE LA CACCOLOSA MANIGLIA DI BOTTO.
Perché?
1. Perché almeno saprete che il bagno è occupato e renderete saggiamente vani i successivi punti.
2. Perché, se sto svuotando pacificamente la vescica e sento un TUTUTRUM improvviso, mi spavento.
3. Perché, se voi aprite la caccolosa maniglia, la borsa che ci ho appeso sopra cade.
Sul pavimento.
Che pesto con le scarpe.
Con cui pesto le merde.
4. Perché, se la borsa cade, vi conviene correre.
Veloce.
Ché quel pavimento ve lo faccio pulire.
Con la lingua.
Idioti.
Idioti e ineducati.
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