giovedì 8 novembre 2018

Gli addominali di un Cristiano






: sono in treno (strano!).
Dietro di me ci sono dei ragazzini che, a giudicare da quello che stanno dicendo, sono studenti di filosofia.
Non so spiegare la mia gioia, raga.
(E quella del Mc Donald’s, sì, ok).
Stanno facendo andare quelle loro belle testoline, seppur ancora acerbe, e questo è cibo per la mia speranza: non ci sono solo il gol e gli addominali di Ronaldo, stamattina.
Ci sono anche i giochini di logica e le riflessioni su cosa sia il pensiero, il dubbio, il vero e il falso, la scienza.
Bene, giubilo, felicità.
Scrivo qualcosa!, penso.
Vado nelle mie note sul telefono.
138.
Panico.
Erano 600.
Perché 138?
Merda: domenica mi si è fottuta Gmail.
E, con lei, deduco, tutte le mie note.
Apple culo, Gmail culo.
Anche Giada culo, ok, ma se proprio vogliamo essere precisi, uno con una formazione filosofica non avrebbe mai permesso che questo potesse accadere.
Perché, se è auspicabile che la mia nota sul telefono venga salvata automaticamente su Gmail, non può valere anche che, se quella stessa nota scompare (perché il Dio digitale è un animale che si rotola nel fango e adora le ghiande) dalla casella di posta, allora scompaia anche dal telefono.
È una cazzo di fallacia, ci siamo?
È acido sull’intelletto, ci siamo?
Comunque, i miei ragazzini sono passati a un discorso idiota sul fatto di scoparsi i cessi da ubriachi.
Devo scendere.
Mi alzo.
Li guardo.
Scrollo la testa: quanta strada devono ancora fare per servire Mc Chicken e patatine.
E che addominali c’ha, ‘sto Cristiano?

Ah, ancora mezza offesa a José e vi brucio casa.

Solo un numero






: siamo solo un numero, per la maggior parte delle persone.
Se ci siamo o non ci siamo, non fa differenza.
A meno che non siamo Leonardo DiCaprio.
Allora, sì, siamo essenziali, fondamentali, il motore del mondo.
Scusate, colpa mia, divagato.
Dicevo: se ci siamo o non ci siamo, al mondo, fottesega.
Ma, talvolta, possiamo diventare indispensabili.
Possiamo fare la differenza per qualcuno.
Possiamo essere, per esempio, quel guidatore che non sta in mezzo ai coglioni.
Quello che non si fa manco sorpassare, tanto è imbranato.
Possiamo scegliere di non essere la causa, col nostro lumacare, della perdita di un treno, per esempio.
Possiamo essere la svolta, talvolta.
Nelle piccole cose.
Pensiamoci.
Pensateci.
Rincoglioniti.

Ciao Milano!






: fossi ricca, una delle città in cui vivrei è Milano.
E, prima che partano i vari “Non sai quel che dici!!!”, lo ripeto: fossi ricca.
Ricca ricca, eh, non ricchina.
Non da dover cambiare otto metro per andare a lavorare, per intenderci.
Fossi ricca vivrei a Milano, o a Venezia, o a Londra.
Poiché non sono ricca ricca (per ora!!!), sto a Lisondria.
Comunque, oggi in stazione è accaduta una cosa incredibile (spoiler: è una minchiata solita, non aspettiamoci grandi cose): c’è il treno per Milano in ritardo, fermo sul binario dal quale sarebbe dovuto partire il mio.
Se lo prendessi?, Se stesse aspettando me?, mi chiedo.
E non solo per farmi un giro in una città che dista un’ora dalla mia, proprio per starci. Per viverci.
Potrei?
E nel momento esatto in cui faccio ‘sto gioco del cazzo che crea in me un maremoto di merda, il treno per Centrale parte. Senza di me e i miei ipotetici cambi di vita, naturalmente.
Ok: messaggio recepito, idea abbandonata.
E, in quell’esatto momento, il treno torna indietro.
Torna indietro, raga! 
Perciò non solo non è vero che se perdi un treno ti fotti, ma può anche capitare che il treno ti aspetti o addirittura che torni a riprenderti.
Figo, un po’, forse, no?
Dà speranza, un po’, forse, no?

La vita






: la vita è un po’ come quando parto da casa con la pelle profumata, i capelli profumati, i vestiti profumati, tutta profumata, per poi sedermi sul sedile del treno e lasciare che mi si appiccichi addosso il fetidume del popolo-altro.

Sciopero (26 ottobre)











: il tempo (ahimè) passato e gli studi condotti hanno contribuito a sedare una mia tendenza pericolosa per la società: l’indole totalitarista.
Di natura, a livello bestiale, puramente istintivo, io sono per il regime.
Il mio, possibilmente.
Non è una cosa bella, lo so.
Per questo l’ho modificata o, meglio, cerco di modificarla giorno per giorno da molti giorni, direi anni.
Non abbiamo colpe per i buchi nel cervello che abbiamo alla nascita, abbiamo colpe se ci rifiutiamo di colmarli durante la crescita. Io mi sforzo continuamente, di colmarli, e per questo clap clap, batto auto-cinque, auto-pacca sulla spalla.
Ma.
Ci sono ancora dei casi in cui tenere a bada il Minotauro che abita l’ala Ovest della mia anima richiede uno sforzo sovrumano, estenuante.
Tipo oggi.
Oggi (e dura da ieri) c’è sciopero nazionale dei vari Caronti.
Ciò significa che la nazione è letteralmente bloccata.
Questo è, per la mia un po’ così, con quella passione per le frustate un po’ così, ancora inaccettabile: tolleranza zero per chi, per far valere un proprio diritto, caga sui diritti degli altri.
Per avere un weekend lungo autunnale.
Perché si può, perché è un dirittoh!
Perché così si fa capire che la propria presenza è importante.
No, non lo è.
La presenza del treno è importante, il “chi” lo fa partire è una contingenza del cazzo.
E morto un contingente se ne fa un altro.
E mi sa che mi fermo, perché poi mi conosco e vi faccio ingozzare una ribollita di merda che la digerite in tre anni.
Comunque, è un mio limite cognitivo, lo so.
Lo soffoco, lo rendo innocuo.
Domani.

Ciclo






: mi sta venendo il ciclo, ho il ciclo, mi è appena finito il ciclo, mi verrà il ciclo.
Ed è finito il mese.

Go Melons!





: non sapevo cosa fosse l’invidia fino a quando non mi si è palesata davanti una ragazza con un seno veramente notevole strizzato in una canotta con su scritto “Melons”.
Non so se fosse consapevole o meno ma è esattamente la cosa super simpa che avrei fatto io.
Se solo avessi avuto dei Melons.
Grazie, Dio, per avermi privato anche di questa occasione per vincere tutto.
Stronzo.