martedì 10 marzo 2020

Non posso vivere senza c...ibo






: ok, io c’ho quel chiodo fisso lì, piantato nella mente, conficcato fino a spappolarmi la ghiandola pineale.
È Il mio primo pensiero della mattina e l’ultimo della notte.
È ciò che scandisce i ritmi della mia giornata.
Ma sì, anche della vita, diciamolo.
È grazie a questo che sopravvivo al tedio della zona rossa, che ha pure quel colore lì, della passione, del “Ti va un po’ di zona rossa, solo io e te?”.
È ciò che, almeno per me, “più volte al giorno toglie il medico di torno”.
Perciò, spinta dal martello pneumatico che ho in testa, io ‘sta domanda devo farvela. 
Raga ma, esattamente, voi come mangiate?
Perché la leggerezza con la quale invocate la chiusura totale dei supermercati mi preoccupa.
Cioè, come procacciarmi il cibo è solo il mio di primo pensiero, trainante e dominante?
Dai, son con voi, chiudiamo tutto senza se e senza ma e, soprattutto, senza scadenza.
Poi?
Poi vengo a rosicchiarvi le tibie, ve lo dico.
A meno che non siate infetti, chiaro.

lunedì 9 marzo 2020

Ma lo sapete che c’è un’ordinanza?






: sciacallaggio è lucrare sulla tragedia.
Materialmente, approfittando dell’assenza o della paura delle persone.
Mediaticamente, approfittando dell’ignoranza o della paura delle persone.
In entrambi i casi, lo sciacallaggio è deprecabile.
Deprecabile è spacciarsi per infermieri che fanno tamponi a domicilio per fottere i vecchietti.
Deprecabile è far pagare un disinfettante venti euro.
Altrettanto deprecabile, però, è far uscire servizi giornalistici utili a null’altro che mettere carne psicotica al fuoco della psicosi.
A cosa può servire piazzarsi su un binario di Milano Centrale e chiedere a quei quattro mentecatti che stanno per salire su un treno per Napoli perché lo facciano, nonostante le indicazioni?
A dimostrare che c’è gente stronza? Ignorante? Priva di buonsenso e senso civico?
Ah, beh, che dimostrazione coi controcazzi!
Che inchiesta!
Che giornalismo d’assalto!
E che provocazione domandare loro: “Ma lo sapete che c’è un’ordinanza?”!
Ma, abbi pazienza, ma cosa gliene fotte dell’ordinanza?
È come chiedere a un falso invalido se non si senta un po’ nammerda. E non ci si sente no, altrimenti mica la farebbe una cosa così becera!
Fatti due domande, invece, se aspiri alla credibilità intellettuale, sul perché il popolo sia lasciato libero di agire, in un momento così delicato.
Un popolo, tra l’altro, notoriamente non di eroi morali.
Fatti due domande sul perché sia possibile e allo stesso tempo vietato circolare.
Fatti due domande sul perché non ci fosse un cazzo di controllore a chiedere ai passeggeri: “Ma dove minchia andate?”.
Fatti due domande sul perché sia lasciato al libero arbitrio del popolo scegliere se stare a casa o andare a fanculo.
Interrogati sui concetti di “libertà”, “divieto”, “responsabilità”, ecc.
Ma non farmi perdere dei minuti in cui ancora respiro per ‘sta fuffa.
Ché ne ho i polmoni pieni.

domenica 8 marzo 2020

Una storia pazzesca da raccontare






: quando, nel ‘94, ero su un terrazzo agli Orti e avevo davanti agli occhi una distesa d’acqua fetida e melmosa, in bilico tra la vita e la morte, mi ricordo perfettamente che mi dissi: “Se sopravvivi, ti rendi conto di che storia pazzesca potrai raccontare?”
Certo, in quel momento avevo dei forti dubbi circa la mia sopravvivenza, ma ero abbastanza convinta di essere troppo speciale per morire banalmente durante un’alluvione.
Avevo otto anni ma ero già una boriosa (e filosoficamente laboriosa) testa di cazzo.
Che però, almeno in quel preciso contesto, aveva ragione.
E che mi ha regalato un approccio alla tragedia che utilizzo da allora e che mi sento di regalare anche a voi:
raga, se sopravviviamo, ci rendiamo conto di che storia pazzesca potremo raccontare?
Potremo raccontare di aver toccato con mano qualcosa di cui, prima di adesso, avevamo solo letto o sentito parlare: un’epidemia, un’atmosfera da apocalisse zombie.
Potremo raccontare di essere stati il terzo paese con il più alto numero di contagiati: fantastico, la Cina non era mai stata così vicina.
Potremo raccontare di essere quella nazione che, coerentemente con la sua storia, non rispetta le più basilari norme igieniche e comportamentali.
Potremo raccontare di essere quello Stato in cui chi fa politica sbeffeggia gli scienziati allarmisti riprendendosi mentre va a fare, sprezzante, un aperitivo, e si becca il virus.
Potremo raccontare di quelli che leggono e non capiscono un cazzo. Perché proprio non lo so dove ci fosse scritto di fare scorte alimentari per un mese.
Potremo raccontare di tutti quelli che, volendo stare vicino ai loro parenti, scappano dalle zone rosse per tornare a casa e rischiare così di ammazzare il nonnino anziano portandogli il virus.
Potremo raccontare di chi non ha idea del significato di “portatore sano”, “asintomatico”, “precauzione”, “state in casa”.
Potremo raccontare della totale mancanza di buonsenso.
Potremo raccontare della totale presenza di menefreghismo.
Potremo raccontare di essere quel posto meraviglioso in cui non si è in grado di adottare un giusto mezzo tra “allarmismo” e “strafottenza”.
Raga, se sopravviviamo, ci rendiamo conto di che storia pazzesca potremo raccontare?

Se sopravviviamo alla figuremmerda, si intende, non certo al virus.

martedì 3 marzo 2020

Ha fatto bene!






: c'ho l'orticaria.
Questo significa che dovrei continuare a farmi i cazzi miei, come da otto mesi a questa parte.
Però, se hai una vocazione, talvolta il sedarla ti provoca più prurito che il contrario.
Indi per quindi: un carabiniere uccide un quindicenne/sedicenne, sparandogli.
Questo è il mero fatto, scevro di circostanze, dettagli, contesto.
Allo stato attuale delle cose, abbiamo solo la ricostruzione del carabiniere: due ragazzi col passamontagna e armati si sono avvicinati alla sua auto nel tentativo di rapinare lui e la fidanzata; lui si sarebbe immediatamente identificato come carabiniere, quindi anche lui in possesso di un’arma ; uno dei due gli avrebbe puntato la Beretta alla tempia; lui avrebbe esploso il colpo solo dopo aver sentito il rumore dello scarrellamento, sentendosi in pericolo di vita; si scoprirà poi che i rapinatori erano minorenni e che la pistola era giocattolo. 
Tutto deve essere verificato perché, naturalmente, una sola versione dei fatti non basta per avere chiarezza su un accaduto (da ricordare sempre, semprissimo, anche per le nostre scaramucce quotidiane!).
Due dati, in particolare, sono da accertare: il numero di proiettili nel corpo del ragazzo e se lo scarrellamento di una pistola finta produca lo stesso rumore metallico di una vera.
Perché sono dati importanti? Perché (ed è una mia supposizione dall'alto della mia specialistica in ungiornoinpreturologia), se trovassero novantotto proiettili, significherebbe che il militare ha sparato con l'intenzione di uccidere e, se la pistola giocattolo non facesse rumore, significherebbe che ha mentito. E sarebbe giuridicamente nella merda, insomma.
Fino a tal verifica, però, una sola azione è quella certamente intelligente: tacere.
Perché, spoiler!, quando non si hanno abbastanza informazioni si deve tacere.
Non prendere parti a caso, così, a sentimento.
Non si può (ancora) urlare ACAB! e non si può nemmeno dire che il carabiniere ha fatto bene a fare quello che ha fatto perché chi è morto era un adolescente delinquente: se fossimo legittimati a uccidere tutti i delinquenti (e, perché no?, anche quelli che ci stanno semplicemente sul cazzo) sarebbe un mondo meraviglioso ma anche molto più pericoloso di quanto già non lo sia.
Inoltre, questione che mi preme maggiormente perché infanga la logica-mon-amour:
secondo quale astruso ragionamento la ragione del carabiniere aumenta di potenza se la famiglia del ragazzo è una famiglia di merda che ha allevato un mariuolo e che ha distrutto un Pronto Soccorso?
Una cosa è ciò che ha fatto lui, altra è ciò che ha fatto quella famiglia. Sono due cose ben ben slegate.
Mi preme ricordarvi, siccome è un po' che non lo faccio, che le riflessioni su cosa sia "legittimo", cosa sia "giusto", cosa sia "far bene", ecc, hanno radici antichissime: non pisciamoci sopra con le nostre semplificazioni, con le nostre tifoserie da stadio.
È un po' di tempo che sbatto la faccia contro la facilità con cui prendete le parti di questo o quello, tanto per avere qualcuno da sostenere.
Non so se invidiarvi o meno.
C’ho l'orticaria, infatti.

sabato 29 febbraio 2020

Partite rinviate






: raga.
Ho appena appreso una notizia sconcertante.
Ho le palpitazioni, mi gira la testa, non riesco a stare in piedi.
Non so se rendere edotti anche voi perché, con questa questione virale che ci stiamo piano piano lasciando alle spalle, non vorrei caricarvi ulteriormente.
Non so se siate pronti.
Io sicuramente non lo ero.
Ma mi sono imbattuta in questo scoop sensazionale e, porca miseria, che rivoluzione copernicana!
Vabbè, ve lo dico:
il calcio non è solo uno sport ma è prima di tutto una questione di soldi.
Lo so, lo so: è veramente incredibile.
Dove andremo a finire adesso?

giovedì 27 febbraio 2020

Apri frontiera, chiudi frontiera





: io forse eccedo in autocritica, lo so.
Io mi autocazzio, autoflagello, automassacro.
Non dico che debbano farlo tutti (anche se sarebbe cosa buona e giusta!) ma almeno un minimo, dico un minimo minimissimo, di autoanalisi non guasterebbe.
Tipo, ci si potrebbe chiedere: quello che pubblico fa di me un coglione, per di più incoerente?
Vedo in molti profili:
- Post con indignazione perché non ci vogliono all’estero in quanto malati come piccioni.
E poco sotto:
- Post con indignazione perché sono appena sbarcati cento migranti e noi non vogliamo quegli ammassi di ebola.
Apri frontiera.
Chiudi frontiera.
Nel tempo di una mossa di pollice.

Quasi quasi che mi suicido con una stecca di nocciolato.

giovedì 6 febbraio 2020

A Sanremo la bellezza capita






: ma è così difficile dire “Raga, ero una tipa normale. Poi mi sono fatta il culo (e le tette, e il naso, e i vari ecc.) e sono diventata una gnocca!”?
È davvero così difficile?
Lo è e non capisco perché.
Meglio dire che la bellezza non è un merito e cadere nell’incoerenza: quel tipo di bellezza È un merito.
È sacrificio, è soldi spesi, è impegno, è dedizione.
Tutte cose meritevoli eccome.
Se ci nasci, bella, non hai meriti.
Ma se nasci cozza e diventi sirena, cazzo, se li hai.
Se da cozza (o anche ragazza “normale”) ti trasformi in sex symbol, per me li hai.
Perché sminuirli dicendo “La bellezza capita!”, quando ci hai lavorato duramente?
E con un discreto risultato, direi.
Tanto discreto che, se hai la possibilità di stare in piedi su un palco ascoltata da milioni di persone, non parli di sessismo o bullismo o di come riesci a gestire quelle migliaia di commenti beceri che ti ritrovi quotidianamente sotto alle foto, no, parli di quella cosa che, oh!, ti è semplicemente accaduta.
Non sei su quel palco perché sei “capace”, brava in generale.
Soprattutto non sei brava a recitare monologhi.
Sei lì perché sei stata brava nel tuo, ovvero a costruirti un’estetica molto piacevole. Sei stata bravissima, in quello.
Perciò la morale sull’accettare il tempo che passa, anche no.
Non se la fa una piena di filler.
Nel 2020 ci tocca ancora ascoltare dei pipponi sul fatto che la bellezza aiuti ma non sia la cosa fondamentale.
E non possiamo nemmeno rispondere “Grazie al cazzo!” perché se no le varie fidanzate-di iniziano a fremere.
Siamo in un’epoca intellettualmente davvero noiosa.
Capita anche questo, in effetti.