giovedì 6 maggio 2021

Quel bacio non è consensuale


 : ma non siete stati nemmeno in grado di capire che dice “Specchio, servo delle mie brame!” invece di “Specchio, specchio delle mie brame!” e ancora parlate?
Non avete nemmeno capito che nessuno vuole cancellare niente da un cartone animato del 1937, che la Disney non è sotto accusa, che si è trattato solo di una riflessione di due singoli individui, e ancora commentate?
Non capite una sega di niente, non avete mai riflettuto su nulla che non fosse il fuorigioco, e vi permettete di sbuffare se uno si domanda se, forse, dato l’angosciante andazzo che ha preso il nostro mondo di merda, non sia il caso di iniziare anche solo a pensare di cambiare la narrazione e creare (senza, ovviamente, censurare nulla del passato, ma concentrandosi sul presente e sul futuro) delle favole un po’ più al passo coi tempi?
Il gatto a nove code che vi sfogherei sulla colonna vertebrale fino a farvi supplicare di enunciarvi il significato di “consensuale”, bestie che non siete altro.

lunedì 3 maggio 2021

Santo Lucia



: prima dei social, le persone “famose” - per il canto, lo sport, ecc - non avevano contezza di quanto fossero effettivamente seguite. 
Avevano idea di essere amate, certo, notando gli stadi pieni durante i concerti o le partite, ma non sapevano quanto fossero davvero influenti.
Ora lo sanno.
Quando i tuoi follower iniziano a superare la dozzina di milioni, sai di avere un grande potere. Sai di essere a capo di un esercito. Sai che puoi tirare un po’ le somme del tuo paese. Economicamente, in primis, ma anche politicamente.
La mania di grandezza è quasi fisiologica.
Ti muovi in quanto amato, quell’amore ti rende invincibile: li muove davvero, quella roba lì, il sole e l’altre stelle.
Forte dei tuoi amanti, inizi a pensare di te quello che loro pensano di te: inizi a elevarti a super-uomo, a stringere la mano al divino.
Ti equipari al dio, ma sei così naturalmente umano, tipicamente umano.
E io sono così contenta che l’incoerenza di Fedez, la sua folle e insieme acutissima capacità di cavalcare l’onda, abbiano portato alla calendarizzazione di una cosa talmente urgente come il ddl Zan. 
Perché è quasi ora che all’omofobia venga dato, legalmente, il suo nome e non la si nasconda dietro “futili motivi”.
Questo fine, nonostante la simpatia prorompente di Pio e Amedeo che si sentono le ali tarpate perché vogliono continuare a usare la parola “frocio” in modo scherzoso, giustifica ogni mezzo.
Ogni conquista ha un prezzo.
Accettare di vedere su un palco un rapper modaiolo che, pensando di fare la rivoluzione, parlando di censura a sua volta censurando, viene fatto socialmente santo, martire della giustizia, è ancora qualcosa che possiamo permetterci senza finire alla canna del gas.

martedì 27 aprile 2021

Indovina chi non viene a cena

: i ristoratori sono la categoria che è stata presa più per il culo da un anno a questa parte.
Ci sono categorie che sono state vergognosamente dimenticate, gravemente danneggiate, ma la beffa è stata riservata di gran lunga ai ristoratori.
Prima li fanno chiudere.
Poi li fanno riaprire, ma col plexiglas (che poi ha una o due s?) sui tavoli.
Poi li fanno richiudere.
Poi li fanno riaprire, ma con massimo quattro persone per tavolo e solo a pranzo.
Poi li fanno richiudere.
Poi li fanno riaprire, ma con i dovuti metri di distanza tra i tavoli - che più che un ristorante devi avere un ippodromo - e solo a pranzo.
Poi li fanno richiudere.
Poi li fanno riaprire, ma solo all’aperto, però, hey!, anche a cena, anche se è aprile, anche se ci sono dieci gradi.
E, in più, piove.
Governo ladro, in questa zona gialla quanto piove!
Sembra quasi pioggia dorata, data l’atmosfera di latrina in cui stiamo vivendo.
La necessaria lotta al magna-magna, così tipicamente nostro, si è però attuata nel più materiale dei modi: si sta cercando di togliere il cibo agli italiani (e siamo nel terreno della cultura, eh, non razza!).
Agli italiani.
Quelli che, pur de magna’, si sono inventati l’apericena.
Quelli che, quando hanno voglia di vedersi, non se lo dicono apertamente ma si chiedono “Ci prendiamo un caffè?” o “Ci mangiamo una pizza?”.
In altri momenti della nostra storia avremmo fatto una rivoluzione, avremmo fatto saltare un bel po’ di teste. Ma ora, per quanto poco abbiamo, è comunque troppo da perdere.
Perciò, staremo qui fino a quando quel poco sarà così misero da essere disposti a sacrificarlo.
E non manca tantissimo, eh.

venerdì 16 aprile 2021

La mia Covid Experience



: “Come è possibile che siamo ancora piazzati così dopo un anno?”
“Come è possibile che, per esempio, in Russia vadano a teatro, ai concerti, in discoteca?”
“Perché in Italia non riusciamo a tornare a una vita normale?”
Beh, prenditi il Covid e la intuisci, quella verità che ama celarsi.
È solo entrando nel sistema che si colgono le falle del sistema.
E il nostro sistema, per quanto non vogliamo ammetterlo perché molte volte ne traiamo giovamento, è un colabrodo.
Siamo un popolo di incompetenti, governati da incompetenti, che si affidano, quando hanno bisogno di qualsivoglia consulenza (medica, economica, ecc), ad altri incompetenti.
Dopo più di un anno, non abbiamo ancora capito come gestire questa pandemia. Come comportarci, noi tutti, in questa pandemia.
La nostra colpa, di noi comuni mortali senza potere o voce in capitolo, è quella di essere ignoranti: non sappiamo le risposte perché non sappiamo formulare le giuste domande; non sappiamo (né vogliamo) informarci perché è più comodo e fa meno paura. Non sappiamo ancora come muoverci in caso di Covid. Dopo più di un anno di Covid.
La loro colpa, di tutti “loro”, è quella di essere degli incuranti delinquenti, che permettono la diffusione di precauzioni fallaci, cure fallaci, protocolli fallaci e metodi informativi fallaci.
Basti pensare, banalmente, per partire proprio dal principio, ai termometri - con cui si dovrebbe misurare il sintomo principe di questo virus bastardo- che sono spesso (perché mi hanno insegnato a non utilizzare il termine “sempre”) non funzionanti: in ogni luogo pubblico che io abbia frequentato, al supermercato come a lavoro, la mia temperatura ha sempre oscillato dai 33 ai 36 gradi. Un cadavere, praticamente. Però mi è stata misurata, quindi la coscienza è salva!
Basti anche pensare, poi, all’utilizzo dei tamponi rapidi per accedere a qualsivoglia struttura (ospedali, soprattutto).
I TAMPONI RAPIDI. 
Un tampone rapido su due dà un falso negativo.
Ed è ovvio, eh.
Perché, per essere efficace, non può essere effettuato né troppo presto né troppo tardi rispetto al contatto con un positivo: c’è solo un ristretto lasso di tempo in cui funziona.
Ma, hey!, è rapido.
E, soprattutto, costa poco. Ai privati e allo Stato.
Per sapere se si ha il Covid c’è solo un modo, che non è rivolgersi a Natuzza la mistica come non è il tampone rapido: è il TAMPONE MOLECOLARE.
Qual è, però, il problema?
Anzi, i problemi: uno, che ha bisogno di almeno due giorni per essere “lavorato”.
In quei due giorni, un buon cittadino dotato di sale in zucca dovrebbe chiudersi in casa. Perché, se fai il tampone lunedì mattina e poi lunedì pomeriggio vai a leccare le narici dei tossici in stazione, forse, l’esito che ti arriverà mercoledì potrai usarlo giusto per pulirti il culo.
Due, che costa tanto. A un privato, dai 75 ai 200 euro. E, perciò, puntiamo a farne il meno possibile. Noi, inteso sia come “noi comuni mortali” sia come “noi Stato”.
E, attenzione, un molecolare da privato puoi farlo solo senza sintomi (quello che fanno negli studi non ha valore diagnostico e, in ogni caso, se hai la febbre non ti fanno entrare!). Se hai i sintomi, devi aspettare di entrare nel “sistema” per averlo gratuitamente.
È, insomma, un cazzo di cane che si morde la coda.
Io ho preso il Covid per un esito errato di un tampone rapido di una mia cara amica.
O, meglio, il motivo a monte, ovvero il motivo per cui lei (con grande senso civico e di responsabilità) ha fatto il tampone, è un altro. Che non esplicito, perché ha a che fare con le creature. Mi limiterò a dire che, quando ci scagliamo contro la didattica a distanza (con ragione o meno) dei bambini di età inferiore agli undici anni, ricordiamoci sempre che, per quanto loro non ne possano nulla, hanno molto spesso dei genitori deficienti che li costringono ad andare a scuola con la febbre. Per quanto elogiamo i nostri angioletti, che quando sono con noi o con i nonni si sforzano teneramente di tenere la mascherina, noi non siamo con loro a scuola e non sappiamo quanto difficile sia gestirli tutti insieme. E qui mi fermo.
Ho iniziato a sviluppare i sintomi il primo di marzo e sono entrata in quel girone dell’inferno chiamato ASL, poi SISP, poi STOCAZZ.
Non ho avuto, però, la fortuna di farmi accompagnare da una mente eccelsa come Virgilio, ma dal mio medico della mutua che, dopo più di un anno di pandemia, non aveva ancora dimestichezza con il “sistema” e non è stato in grado di prenotarmi i tamponi e suggerirmi una cura adeguata (io non sono, per così dire, un torello: ho i miei pasticcetti a livello di sistema immunitario, di cuore, circolazioni varie, ecc.).
Il mio medico ha totalmente sottovaluto il “problema Covid”. Cosa che mi aspetto da Peppino il folle commentatore negazionista ma non mi aspetto certamente da un servo della scienza che ha fatto il giuramento di Ippocrate.
E questo, oltre ad avermi fatto incazzare per tutta la mia quarantena, mi ha fatto anche molto sorridere: quando gioiamo per la candidatura del personale sanitario italiano al premio Nobel, ricordiamoci che non verranno premiati i poveri infermieri che hanno lavorato ventiquattr’ore al giorno tutti giorni lontani dalle loro famiglie ma TUTTO il sistema sanitario.
Anche i medici di famiglia che, comodi nel loro studio, non si sono nemmeno sbattuti a informarsi sulle procedure.
Anche i direttori delle strutture, che spacciavano qualunque morte come morte per Covid, per prendere le sovvenzioni.
C’è un bel cazzo da gioire, eh, raga.
Comunque, entrata nel sistema il primo di marzo, ho avuto la possibilità di fare un tampone molecolare l’undici. Esito, ovviamente, positivo.
Poi ne ho fatto un altro una settimana dopo. Esito, ancora, positivo. E siamo al 18.
Avrei voluto un altro molecolare ma non mi è stato concesso perché, dopo 21 giorni, si è comunque dichiarati guariti. Avendo rotto abbastanza i coglioni ho ottenuto un rapido che, ovviamente, al 29 di marzo, ha dato esito negativo.
Poiché la scienza, essendo questo un virus giovane, non ha ancora tutte le risposte (dopo 21 giorni, infatti, non è certo che si è guariti. “Si pensa”, “si ritiene”, che non si sia più contagiosi e che quindi non ci sia la necessità di altro tampone. Ma “pensare” e “ritenere” non equivalgono a certezza.) mi sono fatta a mie spese un molecolare. E, dal dieci di aprile, posso considerarmi guarita e con una coscienza pulita.
Sono negativa, che non è più solo la mia proverbiale condizione esistenziale ma è la mia attuale condizione virologica. Attuale fino a quel giorno, almeno.
Per la scienza e per la legge italiana, però, la libertà di circolare deve essere accertata tramite una lettera dell’Asl che, in alcuni fortunati casi, viene mandata esattamente allo scadere del 21esimo giorno di quarantena, mentre nel mio caso -strano!- ci ha messo una settimana.
È per queste falle nel sistema che si ha più paura dell’iter legato alla malattia che della malattia stessa. Soprattutto se non sei un lavoratore dipendente, col gentil deretano parato dalla mutua.
È per questo motivo che, dopo più di un anno in cui c’è in giro un virus che sembra un’influenza (ma dovrebbe esserci almeno chiaro che, se è un’influenza, è un’influenza bella tosta!), se ci viene la febbre pensiamo ancora “Avrò preso freddo!”. AVRÒ PRESO FREDDO. DOPO UN ANNO DI PANDEMIA.
È per questo motivo che prendersi il Covid in Italia, nella migliore delle ipotesi, è una grana.
Perché siamo un popolo di incompetenti, governati da incompetenti, che si affidano, quando hanno bisogno di qualsivoglia consulenza (medica, economica, ecc), ad altri incompetenti.

giovedì 25 marzo 2021

DanteDì

 

: mi accodo alla celebrazione del DanteDì condividendo quella che, per me, è la più grande verità sull’amore mai scritta.
Quella dalla difficile trascrizione.
Quella dall’impossibile parafrasi.
Quella che, quando la vedremo scritta correttamente abbinata a chiappe abbronzate, o quando chi se la tatuerà metterà l’h nel punto giusto o quando capiremo cosa significhi davvero, renderà il mondo un posto migliore.
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona (....)”.
Io piango, ogni volta.
Non me la sono ancora tatuata perché mi sembrerebbe di depotenziarla, di toglierle un po’ di bellezza, ma è la cosa in cui credo di più.
Da sempre.
Da quando ho scoperto il quinto canto dell’Inferno, almeno.

martedì 23 marzo 2021

Vaticano e nozze gay



: chiedere al Vaticano di benedire le nozze gay è come chiedere al Ku Klux Klan di tollerare le persone di colore.

Riguarda semplicemente un’impossibilità logica, concettuale, costituzionale.

Per la Chiesa Cattolica ci si sposa esclusivamente per procreare, anzi, ci si accoppia solo per procreare.

L’amore tra due persone è tale solo in subordinazione a quello per Dio.

Sono stati fatti degli strappi alle regole (il matrimonio fra non-vergini, il battesimo a figli di non-sposati, la comunione ai divorziati, ecc) ma sono, appunto, strappi alle regole, ovvero sono estremamente mal tollerati dalla totalità e lasciati alla discrezione del singolo prete: quello che dice Papa Francesco - le sparate che vi emozionano e che vi piace condividere su Facebook - viene quasi sempre smentito dall’autorità vaticana.

E questo, se ti professi cattolico, ti deve star bene: è una religione dogmatica, fatta di comandamenti, norme. Non è un cesto di caramelle, non puoi decidere di mangiare solo quelle alla fragola e lasciare quelle al limone.

A maggior ragione, se sei omosessuale e ti professi cattolico, credo ci sia proprio un problema di incapacità di interpretazione del dogma: la Sacra Scrittura presenta le relazioni omosessuali come “gravi depravazioni” e nel “Catechismo” gli atti di omosessualità vengono dichiarati come “intrinsecamente disordinati” e per questo, pur non dovendo essere discriminate, le persone omosessuali sono chiamate alla castità e trattate come malate.

E tutto questo è abbastanza normale, trattandosi di un libro scritto più di duemila anni fa. Per quanto possiamo lasciarci andare a virtuosismi esegetici e giocare a interpretarlo a nostro piacimento, sono parole che ovviamente rispecchiano la società dell’epoca (che accettiamo o meno che la sua stesura sia avvenuta sotto divina dettatura) e la società dell’epoca era così: generalmente misantropa, particolarmente misogina, totalmente incoerente.

Il punto è: per un omosessuale ha senso accettare questa ovvietà in nome di una credenza?

Lungi da me addentrarmi nell’intricato discorso relativo, appunto, alla credenza, perché “il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce” e se uno vuole credere a una vergine incinta non sarò io a discriminare cosa comanda il suo cuore (io credo che l’unico libro mai scritto da mano divina sia una raccolta di appunti che prende il nome di “Metafisica” e non permetto di essere giudicata per questo) ma sono davvero convinta che ci sia un grave problema che deriva dalla confusione dei due termini, “religione” e “spiritualità”.

Si può essere spirituali, si può credere che ci sia “qualcosa”, si può avvertire un’entità immateriale, anche senza aderire a una religione che, invece, prevede dei rituali e l’accettazione di dogmi.

La frase “sono credente ma non praticante”, relativa alla religione cattolica, è quanto di più concettualmente errato esista al mondo: la pratica è costitutiva di quella religione. Se credi al bue, all’asino, alla cometa e a Cristo, devi anche praticare perché è quello che ti comanda il tuo Dio.

So che è faticoso e dire “sono credente ma non praticamente” ti leva da tanti fastidiosi impicci, quali svegliarsi la domenica e andare a messa o fare all’amore solo per figliare o addirittura non trastullarti con il tuo augello in mano invano, ma fa anche di te un quaquaraquà.

Se sei cattolico, devi praticare e accettare quello che il tuo Dio ha scritto per te, sacrificando suo figlio per la tua salvezza.

Oh, sei tu che dici di crederlo, eh! Sei tu che, scusa la franchezza, scegli di crederlo.

E io, invece, credo che si creda a quello per mancata conoscenza di altre opzioni: il nostro cuore ha l’esigenza di pregare, di sperare, di credere, appunto, e sceglie di farlo con quello che gli viene inculcato fin da piccolo.

Perché è lì, perché è più comodo.

Ma ci sono molti modi per essere religiosi e  infiniti modi per essere spirituali.

Senza pretendere che una religione, con una sua struttura millenaria, modifichi la sua struttura per le nostre esigenze delle quali, con ogni evidenza, non siamo così sicuri e sulle quasi non abbiamo riflettuto abbastanza.

Per questo, ogni tanto, vengono fuori queste polemiche sterili.

Perché ci incaponiamo senza riflettere.

Perché vuoi sposarti con rito cattolico, se sei gay?

Perché sei cattolico, se sei gay?

Ci hai pensato, prima di pretendere?

O è solo comodità?

O è solo capriccio?

O, e mi scuso, è solo ignoranza di altre opzioni?

Sai che ci sono religioni bellissime la cui chiesa non ha un proprio stato con una propria legislazione in cui può fare il cazzo che vuole, tra cui predicare castità e razzolare promiscuità? O predicare privazione e razzolare opulenza?

Sai che si può fare esperienza di enorme spiritualità anche solo passeggiando in un bosco dopo la pioggia?

Sai che puoi ricongiungerti con il divino anche solo leggendo, guardando, sentendo?

No, secondo me non lo sai.

Sappilo, allora.

Credilo, allora.

venerdì 26 febbraio 2021

La liceità della mortificazione

 


: ma poniamo che io sia una qualche autorità in campo allergologico con il compito di dare un voto alla conoscenza di qualcuno riguardo la propria allergia al nichel (per fare un esempio proprio a caso!).

Poniamo anche che suddetta allergia duri da sei anni.

Se io gli chiedessi “Mi dica, signore, quale torta adatta alla sua alimentazione preferirebbe mangiare?” e lui mi rispondesse “Una torta al cioccolato!”, io lo massacrerei.

Gli urlerei in faccia qualunque cosa e lo farei dubitare di essere umano e non equino.

Perché, se dopo sei anni di allergia al nichel, non sai ancora che il cioccolato è tipo il cibo che ne contiene di più, tipo la primissima cosa che ti dicono di eliminare, beh, ma ammazzati.

Già di grazia che ti ammazzi solo tu, dato che l’incompetenza circa la tua allergia riguarda solo te: pensate come sarei morbida se la tua incompetenza riguardasse altre persone, se riguardasse la loro salute, la loro vita.


E questo volo pindarico è per dire ciò che penso riguardo al video del docente universitario che strapazza la sua studentessa.

Penso che sia la risposta del perché, in Italia, siamo piazzati con le pezze ar culo.

Sull’intervento della madre non mi pronuncio nemmeno.

Sul pubblicare quel video con l’intento di sputtanare qualcuno, non capendo che quel qualcuno dovrebbe essere soprattutto l’autore del video, nemmeno.

Sul fatto che i modi siano discutibili e che ci siano effettivamente dei docenti incompetenti, dato che sarebbe totalmente fuori contesto, nemmeno.

Ma se la studentessa, al sesto anno di studio, ha detto una roba che in campo medico equivale al confondere, in campo filosofico, “correlazione” con “causazione”, beh, ma di cosa parliamo?

Se è lei stessa a dire che “ogni volta” viene mortificata, porca Eva, non sarà che debba andare a fare altro invece di auspicare ad avere in mano la vita di qualcuno?

Ma stiamo ben zitti, vah, ignoranti.