: Giadona, smettila.
Hanno tutti il diritto di esprimere la propria opinione sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.
Anche se non sono economisti.
Anche se non sono politologi.
Anche se si fotografano le cosce in spiaggia.
Anche se "Vergognaaaa1!1!1!".
Non è che uno possa avere un'opinione solo se sa, solo se ragiona.
Uno avrà pur il diritto di disperarsi oggi: dopotutto ha ben quarantanove euro sul suo conto Barclays.
Come faranno gli studenti italiani, adesso? Come faranno i "cervelli" italiani a fuggire agevolmente? Come faranno a raggiungere Londra a 12,99 bagaglio incluso?
Giadona, ma non ci pensi?
Lascia il popolo libero di esprimersi!
Certo, così continueremo ad andare avanti per puro culo, perché la merda l'ha già pestata quello davanti e noi possiamo schivarla.
Io sono contenta per il Regno Unito, ma è un'opinione strettamente personale, un "gusto", un preferire il cioccolato.
Non si può chiedere al popolo una cosa del genere, dai Betta.
Ma non ce l'hai "l'internet"?
Ma non lo vedi il popolo come ragiona, come vive, come commenta le tragedie, come ucciderebbe un bambino per salvare un gorilla?
Betta, per stavolta ok ma dalla prossima si ritorna a tagliare teste e conservarle nella Torre, eh.
Dove si cerca il punto G? Qui, si cerca il punto G. O il Punto-di-G. G di Giada. Punto di vista, o zona erogena che, se titillata a dovere, esplode in orgasmi razionali, anche se molto spesso fallaci. Dove si trova il punto G? Qui, si trova il punto G. Anche se, l'importante non è trovare il punto G, l'importante è continuare a cercare il punto G. (Il doppio senso vale solo in italiano, in inglese "punto G" si dice in un altro modo!)
venerdì 24 giugno 2016
giovedì 23 giugno 2016
Al di là di ogni ragionevole dubbio
: molti (moltissimi!) anni fa, quando ero convinta che la strada per chi ha una capacità dialettica (di poco!) superiore alla media fosse la giurisprudenza, volevo tatuarmi la locuzione "al di là di ogni ragionevole dubbio": ne ero attratta.
Può sembrare un'esagerazione, lo so, ma io sentivo le farfalle nello stomaco.
Avevo anche disposto le parole a triangolo, su un foglio sudicio che avrei portato al tatuatore.
Poi, dato il mio plateale fallimento nell'ambito giuridico, fui miseramente cazziata: non avendo avuto successo nel campo, non avevo il diritto (tanto per rimanere in tema!), poveraccia, di farmi simile tatuaggio.
"Al di là di ogni ragionevole dubbio", però, ha continuato a provocarmi dei brividi che non riuscivo a spiegarmi, emozioni che non riuscivo a decifrare.
Ogni volta che sentivo cose come "colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio", i miei neuroni si scatenavano in festini orgiastici.
"Io voglio tatuarmelo, 'sto mucchio di parole", pensavo.
Ma reprimevo l'impulso: a giurisprudenza avevo dato due esami, non potevo!
Non avevo (quasi) più ripensato alla locuzione quando oggi ho letto che Alberto Stasi è stato dichiarato colpevole "al di là di ogni ragionevole dubbio".
Ed ecco che i miei porci neuroni hanno iniziato a sovreccitarsi, come hanno sempre fatto.
Con la differenza che, oggi, adesso, in questo momento, ne capisco bene il motivo.
Al di là. Di ogni. RAGIONEVOLE. DUBBIO.
Ragionevole? Dubbio? Dubbio ragionevole? Ogni ragionevole dubbio?
Questo è pane mio, nostro.
E con la giurisprudenza, scusate, c'entra proprio 'n cazzo.
Può sembrare un'esagerazione, lo so, ma io sentivo le farfalle nello stomaco.
Avevo anche disposto le parole a triangolo, su un foglio sudicio che avrei portato al tatuatore.
Poi, dato il mio plateale fallimento nell'ambito giuridico, fui miseramente cazziata: non avendo avuto successo nel campo, non avevo il diritto (tanto per rimanere in tema!), poveraccia, di farmi simile tatuaggio.
"Al di là di ogni ragionevole dubbio", però, ha continuato a provocarmi dei brividi che non riuscivo a spiegarmi, emozioni che non riuscivo a decifrare.
Ogni volta che sentivo cose come "colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio", i miei neuroni si scatenavano in festini orgiastici.
"Io voglio tatuarmelo, 'sto mucchio di parole", pensavo.
Ma reprimevo l'impulso: a giurisprudenza avevo dato due esami, non potevo!
Non avevo (quasi) più ripensato alla locuzione quando oggi ho letto che Alberto Stasi è stato dichiarato colpevole "al di là di ogni ragionevole dubbio".
Ed ecco che i miei porci neuroni hanno iniziato a sovreccitarsi, come hanno sempre fatto.
Con la differenza che, oggi, adesso, in questo momento, ne capisco bene il motivo.
Al di là. Di ogni. RAGIONEVOLE. DUBBIO.
Ragionevole? Dubbio? Dubbio ragionevole? Ogni ragionevole dubbio?
Questo è pane mio, nostro.
E con la giurisprudenza, scusate, c'entra proprio 'n cazzo.
mercoledì 22 giugno 2016
La maturanda non maturata
: la prima e la seconda prova della mia "maturità" sono state due tra le esperienze più belle della mia vita e le ricordo ancora con i fuochi d'artificio sullo sfondo.
Tema in italiano e tema in inglese.
Sono stati gli unici giorni, nei miei anni, in cui avevo il mio micro-popò piazzato esattamente dove doveva (e dove sapeva) stare: su una sedia, davanti a un banco, davanti a un foglio.
Mi si chiedeva di scrivere e mi si chiedeva di farlo prima in italiano e poi in inglese. Erano le due cose per cui per me, a 19 anni, valeva vivere.
Mi ricordo esattamente come mi sentissi: mi sentivo una rockstar.
Nella prima prova in italiano mi sono semplificata la vita (ho scelto "il viaggio", perché volevo concentrarmi sullo stile e non sul contenuto) ma con la seconda in inglese, ragazzi che figata!, ho tirato fuori il poker d'assi: ho parlato di fecondazione assistita e legge 40, un tema sul pezzo, cazzuto, perfetto. Mi sentivo come se stessi arrivando, con la punta della mia penna, al nucleo della Terra.
Non è mai più successo.
Così, una volta all'anno, solo nella mia testa, nei miei ricordi, spacco il culo ai passeri.
Che tristezza.
Tema in italiano e tema in inglese.
Sono stati gli unici giorni, nei miei anni, in cui avevo il mio micro-popò piazzato esattamente dove doveva (e dove sapeva) stare: su una sedia, davanti a un banco, davanti a un foglio.
Mi si chiedeva di scrivere e mi si chiedeva di farlo prima in italiano e poi in inglese. Erano le due cose per cui per me, a 19 anni, valeva vivere.
Mi ricordo esattamente come mi sentissi: mi sentivo una rockstar.
Nella prima prova in italiano mi sono semplificata la vita (ho scelto "il viaggio", perché volevo concentrarmi sullo stile e non sul contenuto) ma con la seconda in inglese, ragazzi che figata!, ho tirato fuori il poker d'assi: ho parlato di fecondazione assistita e legge 40, un tema sul pezzo, cazzuto, perfetto. Mi sentivo come se stessi arrivando, con la punta della mia penna, al nucleo della Terra.
Non è mai più successo.
Così, una volta all'anno, solo nella mia testa, nei miei ricordi, spacco il culo ai passeri.
Che tristezza.
lunedì 20 giugno 2016
Lo sbarco ad Alessandria
: alessandrini, niente paura!
La Ritona ha chiesto al governo l'intervento dell'esercito per difenderci dalla microcriminalità
(ma solo perché i moduli per richiedere Batman ed FBI erano troppo complessi e né lei né la sua banda sono stati in grado di compilarli!).
L'ESERCITO, raga. Che figata!
Le altre cittadine e i paeselli hanno una semplice polizia locale, noi l'ESERCITO!
...l'esercito...
L'esercito, porca Eva.
È comico, sì. Ma è anche tragico.
E voi, genitori alessandrini, avete il dovere morale di raccontare ai vostri figli tutta questa storia (senza puntare enfaticamente sui militari perché i bambini ne vanno matti e mi mandereste a bagasce il valore didattico dell'impresa!)
La storia è quella di una bambina bionda e viziata che voleva diventare sindaco.
Ma per diventarlo non si è preparata a sufficienza, no, si è limitata a puntare i piedi e fare i capricci.
Complice una città stupida fatta di elettori stupidi, che votano stupidamente a casaccio o in cambio di stupide promesse, la biondina ha raggiunto il suo scopo: è diventata prima cittadina, in un momento non facile per la sua città.
(Ma a lei che gliene importa? Lei vuole solo magnà!)
La biondina, completamente priva di competenze in qualsiasi ambito, ha fatto della sua città un cimitero infestato: come quelle basi militari che, nei film, vengono usate per degli esperimenti che sfuggono di mano e le basi si riempiono di zombie.
Sì, quando si è totalmente inabili, le situazioni sfuggono di mano.
E si deve chiamare l'esercito, o la maestra, o il papi.
Proprio come fanno i bambini stupidi e viziati, quando non sanno gestire i loro capricci.
La nostra città non può e non deve essere un capriccio di bambini stupidi e viziati che altro non sanno fare che frignare, chiedere e pretendere.
La nostra città merita qualcosa in più.
Non serve l'esercito, servono semplici persone competenti.
Ora non le abbiamo, facciamo in modo di averle fra un anno.
Avete un anno per diventare furbi, alessandrini.
...see, come no!
La Ritona ha chiesto al governo l'intervento dell'esercito per difenderci dalla microcriminalità
(ma solo perché i moduli per richiedere Batman ed FBI erano troppo complessi e né lei né la sua banda sono stati in grado di compilarli!).
L'ESERCITO, raga. Che figata!
Le altre cittadine e i paeselli hanno una semplice polizia locale, noi l'ESERCITO!
...l'esercito...
L'esercito, porca Eva.
È comico, sì. Ma è anche tragico.
E voi, genitori alessandrini, avete il dovere morale di raccontare ai vostri figli tutta questa storia (senza puntare enfaticamente sui militari perché i bambini ne vanno matti e mi mandereste a bagasce il valore didattico dell'impresa!)
La storia è quella di una bambina bionda e viziata che voleva diventare sindaco.
Ma per diventarlo non si è preparata a sufficienza, no, si è limitata a puntare i piedi e fare i capricci.
Complice una città stupida fatta di elettori stupidi, che votano stupidamente a casaccio o in cambio di stupide promesse, la biondina ha raggiunto il suo scopo: è diventata prima cittadina, in un momento non facile per la sua città.
(Ma a lei che gliene importa? Lei vuole solo magnà!)
La biondina, completamente priva di competenze in qualsiasi ambito, ha fatto della sua città un cimitero infestato: come quelle basi militari che, nei film, vengono usate per degli esperimenti che sfuggono di mano e le basi si riempiono di zombie.
Sì, quando si è totalmente inabili, le situazioni sfuggono di mano.
E si deve chiamare l'esercito, o la maestra, o il papi.
Proprio come fanno i bambini stupidi e viziati, quando non sanno gestire i loro capricci.
La nostra città non può e non deve essere un capriccio di bambini stupidi e viziati che altro non sanno fare che frignare, chiedere e pretendere.
La nostra città merita qualcosa in più.
Non serve l'esercito, servono semplici persone competenti.
Ora non le abbiamo, facciamo in modo di averle fra un anno.
Avete un anno per diventare furbi, alessandrini.
...see, come no!
mercoledì 15 giugno 2016
Blando Orlando
: Stefano Sechi, quel ragazzo che era stato aggredito perché gay, ha lanciato un appello: "Abbi il coraggio di dire "JeSuisGay!".
Ecco, forse le botte gliele hanno date in testa e ora ha dei deficit cognitivi.
Lui e tutti quelli che hanno accolto la sua richiesta, ovviamente.
Accettiamo per un momento (seppur con grande difficoltà) che il JeSuis non sia una cagata retorica priva di senso: accettiamo perciò il "JeSuisCharlie" perché l'obiettivo dell'attentato era specificatamente il Charlie Hebdo.
Per manifestare cordoglio non è stato scritto "JeSuisUnIrriverenteFumettista" o "JeSuisSatiradaQuattroEuroChePrimaVendevaSìENoDieciCopieEDopoLattentatoNeHaVenduteDieciMilioni".
Come per l'attentato al Bataclan non è stato scritto "JeSuisMetallaro". È stato scritto "JeSuisParis".
Perché per Orlando dovrebbe essere diverso? Ci stati 53 morti. Ma non erano tutti gay (c'era anche una mamma che ha accompagnato suo figlio al locale).
Se proprio siamo affetti dal virus JeSuis, almeno scriviamo "JeSuisOrlando".
Così, per amor di coerenza.
Io non scriverò mai nessun JeSuis, se non JeSuisGiada (che mi porta già la mia bella dose di grane) o JeSuisRiccia, JeSuisMedioAlta, JeSuisAmanteDellaFilosofia, ecc.
Se fossi omosessuale sì che scriverei JeSuisGay, ma se essere gay vuol dire avere attrazione solo e con continuità per persone del proprio sesso no, non sono gay. E nemmeno voi, fuori dal web.
È proprio brutta questa auto-ghettizzazione: è brutto l'appello "Abbi il coraggio di dire "JeSuisGay!".
Perché "coraggio"? Suona come una sfida, una cosa per cui ci si deve vergognare.
E detto da un ragazzo che ha subito violenze proprio per essere gay (una vittima che i media ci hanno propinato in tutte le salse) fa veramente cadere le balle.
Se hai bisogno di notorietà, fai come tutti quelli della tua età: carica video su YouTube, o vai a Uomini e Donne o ad Amici, o diventa influencer dopo che il tuo fidanzato ti ha fatto le corna. Non fare polemicucce che non sai affrontare.
Perché se no te le prendi di nuovo. Ma non perché sei gay, perché sei scemo.
Ecco, forse le botte gliele hanno date in testa e ora ha dei deficit cognitivi.
Lui e tutti quelli che hanno accolto la sua richiesta, ovviamente.
Accettiamo per un momento (seppur con grande difficoltà) che il JeSuis non sia una cagata retorica priva di senso: accettiamo perciò il "JeSuisCharlie" perché l'obiettivo dell'attentato era specificatamente il Charlie Hebdo.
Per manifestare cordoglio non è stato scritto "JeSuisUnIrriverenteFumettista" o "JeSuisSatiradaQuattroEuroChePrimaVendevaSìENoDieciCopieEDopoLattentatoNeHaVenduteDieciMilioni".
Come per l'attentato al Bataclan non è stato scritto "JeSuisMetallaro". È stato scritto "JeSuisParis".
Perché per Orlando dovrebbe essere diverso? Ci stati 53 morti. Ma non erano tutti gay (c'era anche una mamma che ha accompagnato suo figlio al locale).
Se proprio siamo affetti dal virus JeSuis, almeno scriviamo "JeSuisOrlando".
Così, per amor di coerenza.
Io non scriverò mai nessun JeSuis, se non JeSuisGiada (che mi porta già la mia bella dose di grane) o JeSuisRiccia, JeSuisMedioAlta, JeSuisAmanteDellaFilosofia, ecc.
Se fossi omosessuale sì che scriverei JeSuisGay, ma se essere gay vuol dire avere attrazione solo e con continuità per persone del proprio sesso no, non sono gay. E nemmeno voi, fuori dal web.
È proprio brutta questa auto-ghettizzazione: è brutto l'appello "Abbi il coraggio di dire "JeSuisGay!".
Perché "coraggio"? Suona come una sfida, una cosa per cui ci si deve vergognare.
E detto da un ragazzo che ha subito violenze proprio per essere gay (una vittima che i media ci hanno propinato in tutte le salse) fa veramente cadere le balle.
Se hai bisogno di notorietà, fai come tutti quelli della tua età: carica video su YouTube, o vai a Uomini e Donne o ad Amici, o diventa influencer dopo che il tuo fidanzato ti ha fatto le corna. Non fare polemicucce che non sai affrontare.
Perché se no te le prendi di nuovo. Ma non perché sei gay, perché sei scemo.
mercoledì 1 giugno 2016
Il gorilla
: noi non sappiamo cosa passi nella testa degli animali.
Vorremmo e sarebbe bellissimo.
Ma non lo sappiamo.
Noi attribuiamo agli animali "atteggiamenti proposizionali", intenzioni, che copiamo da noi umani.
Quando una scimmia spulcia il culo dell'altra diciamo che "si prende cura" di lei, che la ama.
È romantico, e lo facciamo tutti.
Con gli animali domestici questo ha più senso e non fa male a nessuno: io parlo ad Asma e Neuro come se parlassi ai miei fratelli. Ma gli animali domestici hanno un'evoluzione che comprende la presenza dell'uomo.
Quel gorilla o voleva proteggere il bambino o lo stava semplicemente sballonzolando di qua e di là (perché giustamente non sapeva cosa fosse).
Il fatto è che non lo sappiamo.
E, fidatevi, se mio fratello (un figlio non posso neanche immaginarlo) finisse in una gabbia con un animale grosso e dotato di denti o zampe capaci di ridurlo a brandelli, io farei il diavolo a quattro.
Tutti faremmo il diavolo a quattro.
Poi possiamo incolpare lo zoo, i genitori, e chiunque altro.
Ma i bambini sono scalmanati, scivolano da tutte le parti, gli incidenti succedono.
Non ci possono essere dubbi se sparare o meno a un gorilla per salvare un bambino.
Non ci devono essere dubbi.
Poi si piange il gorilla e si fa il culo a chi ha colpe.
Ma un bambino, cari ragazzi miei, è un bambino.
Perché se non siamo fermi su questo punto, beh, cosa viviamo a fare?
domenica 15 maggio 2016
Gesù, Gegiù, Gepiù, Cucù!
: il Papa è a capo di una delle più grandi organizzazioni mafiose del mondo.
È a capo di una società di persone che predicano la carità e vivono in attici da mille metri quadrati.
È a capo di un gruppo di individui che rovinano la vita di tanti bambini.
Il Papa dispone di ricchezze sufficienti per eliminare la fame nel mondo, ma se le tiene ben strette.
Il Papa fa affermazioni assurde quali "Ci sono cose che a Gesù non piacciono, come i matrimoni sterili, in cui non si procrea".
A voi va bene tutto questo, a voi piace questo Papa perché va in giro con la Fiesta, ma non gli perdonate di aver detto "No a chi ama cani e gatti ma è indifferente verso il prossimo".
Senza capire il senso in cui l'ha detto ma semplicemente cogliendo solo "cani e gatti".
Come i tori con il rosso.
Capite, poi, perché?
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