martedì 14 maggio 2013

Nuda. E cruda.





: "Ciao Giada, volevo chiederti... hai per caso un blog?"
Si, ce l'ho.
E non avrei potuto crearlo più a mia immagine e somiglianza:
- non ha figure, come quei libri che i bambini con le orecchie d'asino odiano perchè devono leggerli e non guardarli.
- è minimale e verdognolo, senza tante velleità estetiche.
- è intricato, inestricato, aggrovigliato: non è da scompisciarsi dalle risate alla prima lettura ma, se ti abitui al tipo di umorismo, poi ti piace.
- non segue una linea logica o definita: non è fashion, nè musicale, nè politico, nè cinematografico. E' totalmente a sè stante, astratto e campato in aria.
- non è per il popolone, nè per il popolino: ha pochi seguaci ma fedelissimi (ed è per loro che sto mettendo insieme queste quattro parole cagate, nonostante le perturbazioni della stagione).
E' uguale alla sua autrice, questo blog.
E, proprio come la sua autrice, conosce dei momenti di nebbia creativa dovuti agli sporadici conflitti fra mente e cuore, in cui il cuore scappa vagabondando qua e là e la mente va alla sua ricerca per saccagnarlo di botte.
Eh si, perchè noi femminucce, quando siamo "cotte", perdiamo le nostre proprietà organolettiche.
Proprio come le pere e le carote che, cuocendo, cedono la maggior parte dei loro valori nutritivi.
Ora la mia mente l'ha trovato, quel disgraziato, e l'ha riportato sulla retta via.
Sono di nuovo qua e, come piace a qualcuno, sono cruda. Crudissima.

venerdì 15 marzo 2013

Curriculum Vitae. Vitae dimmerda.





: allora, il mio CV fa pietà.
O tenerezza.
No, meglio pietà.
O pena.
Si, pena va bene, ma meglio pietà.
Fa pietà partendo dalla data di nascita: a tre anni dai trenta, nè giovane nè vecchia, nè bianca nè nera.
Per non parlare del luogo in cui sono nata: tra due fiumi color merda, in mezzo al dissesto, nè al mare nè in montagna.
Prosegue a fare pietà, il mio CV, indicando la mia formazione: iscritta all'università dal 2012, quindi APPENA, quindi SENZA LAUREA. E anche se dovessi riuscire a conseguirla, sarebbe degna di grasse risate. Diplomata al liceo con una votazione media, ottenuta non con impegno ma con intuizione.
Continua nella sua pietà, il  mio povero CV, snocciolando una serie di ESPERIENZE DI LAVORO che non virgoletto per mero buon gusto intellettuale.
Eperienze di lavoro: bè, si, ragazzi. Qualcosa ho fatto. Qualcosa che è svanito come un incubo.
E, proprio come un incubo, nulla ha lasciato se non una fastidiosa tachicardia mista a vertigine.
Vaglielo a spiegare, a coloro ai quali chiedo un posticino retribuito, che io sono brava a produrre infarti e labirintiti. Pare brutto.
Poi? Ah, si. Le famigerate "lingue straniere". Ma quelle sono un po' un male comune e una comune bugia. Non dovremmo avere nemmeno il coraggio, noi italiani, di farle comparire nel CV. Anche se fa pietà, come il mio. Perchè noi l'inglese non lo mastichiamo. Noi lo massacriamo. Noi lo mortifichiamo. TUTTI.
La pietà si percepisce ovunque, nel mio timido CV. Anche nelle conoscenze informatiche.
Dio, le conoscenze informatiche.
Si, smanetto. Smanetto con la stessa eleganza di un maiale che entra in uno Yacht Club: una tabella sbilenca te la posso anche fare con Excel. Ma mi fermo lì. Se un computer non avesse internet (che comunque consulto per frivolezze, non per controllare lo spread) per me potrebbe tranquillamente non esistere.
E, alla fine, un vero trionfo di pietà. Un gran finale di fuochi d'artificio di pietà, nel mio esile CV.
Con loro, le capacità e competenze. O gli interessi, che per immensa vergogna mi tengo per me.
CAPACITA' e COMPETENZE.
Mi viene da morire. Mi viene da cercare un camion di concime e ficcarmici dentro, lasciando che il letame si infili in ogni mio orifizio facendomi perire di asfissia.
Quali CAPACITA' o, peggio, COMPETENZE mi invento adesso?
Cosa scrivo, se non "Oh, ragazzi, io ho un quoziente intellettivo superiore alla media ma non sono laureata, ho un CV che fa pietà però sono 9 anni che lavoro, Vi fa niente di credermi sulla parola e di assumermi?".

Perchè, ingoiando una pillola di umiltà con un bicchiere di realismo, IO, mi assumerei?



giovedì 17 gennaio 2013

Copia/incolla is the new black!





: ecco la risposta che ho ricevuto dalla giornalista dell'articolo su Erika:

"Gentile Giada, innanzitutto mi scusi per il ritardo ma sono stata impegnata all’isola del Giglio per l’anniversario del naufragio della nave Concordia.
Mi creda, comprendo i motivi della sua indignazione, ma il mio unico obiettivo era quello di riportare – come semplice osservatrice– gli sviluppi di una storia complessa e drammatica che da un punto di vista giornalistico non può essere ignorata.
Mi spiace di aver urtato la sua sensibilità
Un abbraccio "
1) Qualcuno l'ha obbligata a rispondermi, il che mi lusinga e mi fa prudere le mani insieme.
2) La mia anima sorella Elena, dopo aver inviato alla redazione una lettera simile alla mia ma più intelligente, ha ricevuto la stesa-identicissima-propriopriolei risposta. Copia/incolla is the new black!
3) "Semplice osservatrice" un bel par di cazzi... Sei una giornalista de La Stampa, diavolo, non del Papersera.
4) "Gli sviluppi di una storia complessa e drammatica che non può essere ignorata". Brava, la pensi come Barbara D'Urso!
5) Dopo la parola "abbraccio" ci va un punto. Cioè lo so che io sono una sfigata e devo già ringraziare per la risposta, però dai, ti pagano anche per la punteggiatura. O forse no, se non presuppone una lacrima facile.
6) Come è possibile che il tuo nome compaia sulle stesse pagine in cui compare quello dell'amore mio unico-passione sempiterna-custode del mio sentimento più puro Massimo Gramellini?
6 bis) Come è possibile che il mio nome non compaia sulle stesse pagine in cui compare quello dell'amore mio unico-passione sempiterna-custode del mio sentimento più puro Massimo Gramellini? E si, mi riferisco anche alle pubblicazioni di tipo matrimoniale.
7) Cosa intendi con "mi scusi per il ritardo ma sono stata impegnata all’isola del Giglio per l’anniversario del naufragio della nave Concordia"??? Che mi devo aspettare quattro righe mal cagate, magari impreziosite da immagini di facce da pirla che hanno preso un giorno di ferie apposta per posare davanti alla nave che fu???
La miniera.  Non ci resta che la miniera.

venerdì 11 gennaio 2013

Erika De Nardo, sooooca.






: adesso mi metto pure a scrivere lettere ai quotidiani.

Mi chiedo quando comincerò con le raccolte punti.

http://www.lastampa.it/2013/01/11/italia/cronache/erika-nassuno-mi-da-un-lavoro-Kq62BlZ5vgHEWHhEi01XeN/pagina.html

"Le parole, per un giornalista, sono lo strumento di lavoro più importante, insieme all'intelletto e al senso critico.

Un giornalista deve saperle maneggiare con maestria come un chirurgo impugna con fermezza, e piena consapevolezza, il suo bisturi.

Un giornalista, quando riporta le confessioni di qualcuno, per quanto a mio parere non degno di avere dei diritti (quelli umani in primis), deve avere cura di utilizzare dei sinonimi che non facciano irritare il lettore.

Dare uno spazio, anche solo un timido trafiletto, ad una pluriomicida e alle sue lamentele non è giornalistico.

Attribuirle, con intento lacrimevole, parole come “sfogo” e “tormento”, in un periodo come questo, è non soltanto poco giornalistico ma assolutamente riprovevole.

Sono di Alessandria e di Erika De Nardo e della sua seduzione peccaminosa da bestiola di Satana ne ho fin sopra i capelli: è passata dall'Olimpo dei killer cocainomani (dopo aver fatto della sua povera madre e del dolce fratellino dei colapasta) al girone infernale dei laureati (in Lingua e Letteratura Italiana, a spese dello Stato, quindi di noi tutti) disoccupati. E si strazia, la creatura.

Questo dovrebbe commuovermi?

Il fine, a giustificazione di questo mezzo vescicante, era quello di suscitare tenerezza? Di dare “informazione”?

Perchè noi, nomali disoccupati che non sentiamo il prurito di costruirci una famiglia perchè quella da cui siamo nati non l'abbiamo sterminata, non abbiamo bisogno di questo tipo di “informazione”.

Abbiamo bisogno di conforto.

Ad Erika auguro il conforto non di ripristinare una vita ordinaria, ma di conquistare una morte straordinaria.

A voi, che vi guadagnate il mio euro quotidiano accompagnato dai suoi venti centesimi, chiedo di non gettare del sale ulteriore sulla ferita italiana per eccellenza. Che fa molto più male di 97 coltellate.
Giada."

mercoledì 9 gennaio 2013

C'è crisi.

                                                      




: "Eh, c'è crisi".

C'è crisi, questo gran par di balle.
Spiegatemi per voi cosa vuol dire che c'è crisi.
C'è crisi perchè il vostro stipendio invece di arrivare il 2 arriva il 4?
C'è crisi perchè l'iPhone 5 costa 700 euro mentre il 3 appena uscito ne costava 590?
C'è crisi perchè il vostro quoziente intellettivo di 34 non viene sfruttato? Eppure avete una laurea in scienze puffologiche, diamine, dovreste essere molto richiesti.

Per dire che "c'è crisi", la devi sentire.
La crisi non si legge, la crisi si prova.

La crisi non è pretendere un lavoro senza cercarlo.
La crisi non è lavorare in un call center dopo aver studiato "tutta la vita".
La crisi non è accontentarsi di un 8 perchè il 10 costa troppo.

La crisi è pregare il buon Dio per un mezzo, altro che per un 8.
La crisi è vedere crollare qualcosa che hai costruito sotto il tuo naso. Non perchè tu sia stato troppo o troppo poco, ma perchè alcuni meccanismi hanno iniziato a non funzionare più.
La crisi è avere la conferma di conoscere tanti corpi ma poche anime.
La crisi è avere la consapevolezza che esistano molte mani tese, ma nessuna disposta a stringere la tua.
La crisi è vedere godere delle tue disgrazie, quelle vere.

Il mondo è in crisi.
Perchè l'umanità è in crisi. Un'umanità che dice di saper fare senza aver mai fatto.
Che pretende di saper scrivere senza saper leggere.
Che dice di essere chirurgo ma gli fa schifo il sangue.
Che manda curricula con scritto "Counting House" perchè "impiegata" fa pezzente.

La crisi è avere un cervello che funziona e non poterlo usare perchè i ruoli che lo richiedono sono già occupati da chi non ce l'ha, un cervello.

La crisi è aver dato la possibilità a contadini di farsi chiamare avvocati.

La crisi è aver fatto del lavoro sempre un diritto e mai un dovere.

La crisi, questa crisi, è passata da essere una condizione ad essere, in un modo dolcemente e tristemente italiano, una SCUSA.

giovedì 12 luglio 2012

Sant'oDio.




: la meretrice d'alto bordo, per professione, si vende.





La prostituta di bassa lega, per necessità, si svende.





La mignotta di putrida palude, per dipendenza, si regala.

martedì 5 giugno 2012

Che bestiaccia.






: alcune donne che conosco hanno delle perline, in testa.
E siccome le perline quando fanno all'ammore non producono sinapsi, ogni volta che aprono bocca è una tragedia.
O, meglio, io la vedo come una tragedia. In realtà è ordinaria amministrazione, ovvero, dicono cose ordinariamente stupide, discorsi da cheerleaders.

Solo che qui siamo nel basso Piemonte e il football è normale, non ammericano.
E le oche non svolazzano nell'aere con la gonnellina e i pon pon, dandomi una G, dandomi una I e così via, no, qui sputano sentenze prendendo l'aperitivo sul ciglio della strada.
Chiacchierando di cosa?
Oh, dell'invidia.
Ma l'invidia, che cos'è?
E' il desiderare qualcosa che non si ha ma che si vorrebbe avere misto al denigrare colui/colei che, invece, lo possiede.
Quindi se mi dai dell'invidiosa (e, scrivendo invettive, capita quotidianamente), mi stai dicendo che TU hai qualcosa che IO non ho e che desidero.
Bene, se stai parlando di tette ti do ragione. Ma, anche in quel caso,  non sarebbe invidia, cara mia. Si chiamerebbe ammirazione. Non ti critico, ti stimo. Spero ancora di svegliarmi al mattino e non riuscire a guardarmi i piedi, spero ancora che la gente la smetta di ascoltare quello che dico perchè troppo impegnata a fissarmi il petto.
Tutto ciò, avendo da poco detto ciao ai 20 ed aperto le braccia ai 30, non succederà, permettendo così alla speranza di trasformarsi in rassegnazione.
E in un bel paio di bocce si esauriscono le cose per cui potrei, tendenzialmente, uccidere mia nonna.
Ecco perchè sostengo di abusare continuamente dei vizi capitali, ma di concentrarmi sugli altri sei.
Se dico che una cosa è stupida e antepongo sempre un furbesco "secondo me", ti viene mai in mente che potrei pensarlo e basta?
Se dico che una cosa non mi piace, non potrebbe semplicemente essere così?
Se dico che sei grassa dopo che il bottone dei tuoi jeans mi ha reso guercia, non potresti darmi ragione e basta?
Quando al liceo campeggiavano dei gran 4 sui compiti di matematica, la prima cosa a cui pensassi era "Ho fatto egregiamente, e nuovamente, cagare!" e non "Ah, mi hai messo insufficiente perchè vuoi i miei ricci eh, balorda?".
E, come ad ogni invidiosa che si rispetti, ecco che mi arriva IL consiglio.
Ogni volta che batto sulla tastiera. Come se il fatto che io scriva implicasse il fatto che tu legga.


                              "Giada, ma una scopata ogni tanto no?"

Ecco.

Datemi una F, datemi una A, datemi una N, datemi una C, datemi una U...
... E così via.